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Brüsa la Zöbia

Poesia

A Cardan l’é da ventitri ann
che la festa dula Zöbia turnan a fâ
teme na völta, la festa di donn e di tusân
l’ultim giudì da genôr, in piaza dul mercà

In cima a una gran mugia da legn e da stramai
i mêtan sü un paiâsc che a posta le fai
e ul paiâsc al duaria vess una vegia stria
che tut ul frêcc du l’invernu porta via

Ma adess i donn diventan pü brüt e vecc, propi da bun
in sempar giuin e bei, quatoo nô da strasc, ma da visûn
al post d’una stria an fai na tusa ca l’é nô un belé
e cunt ul fög dula Zöbia la da brusa anca lê

Le faia da strasc, da paia e da carton
l’é tegnûa in pê cunt un bastûn
e l’é ligoa insema cunt ul burdiûn

Da sura dul cô gan metüu sü un panêt
e i spall gan quatôo cunt un scialêt
la gà i culzett cui scalfîtt, i zucurûn, cuma sa dev
parché al fa frécc e gh’é anca giô la nev
L’an cumedoa sü, sü na fasîna
sü il cima al falò, me na regina
tuta la gent vègnan a vidé ul fög ca la da brüsá
e grand fiamòo ca illumina l’oscurità

Ai sonan i tambur, pestan i tôll par fa alegrîa
e la gent i ridan tüt cuntent “brüsa la stria”
e pö ga dann ul fögg, tücc i fasîn i brüsan:
“brüsa la Zöbia, viva la giöbbia” i vûsan

E fögg e fümm e fiamm brusan la stria
che i mâ du l’invernu la porta via

Alla fine del falò nulla più resta nella tarda sera:
salutiamo la nuova ma ancor lontana primavera
Il tempo passa e a voi tutti amici vogliam dire:
“vogliamoci bene e sia sereno e lieto l’avvenire”.


Il settecento a Cardano

In questo secolo se ne vanno gli spagnoli ed arrivano gli austriaci.
Nell’autunno del 1718 Carlo VI decide di dare inizio al nuovo Censimento dello Stato nominando un’apposita Commissione presieduta da Vincenzo de Miro.
Ovunque furono inviati geometri ed agrimensori che rilevarono 2387 mappe.
Fu un lavoro immane iniziato nel 1719 e terminato nel 1724.
La mappa di Cardano è stata preparata dal geometra Valentino Mantovani dal 12 marzo al 5 maggio 1722.
Il geometra nella misurazione era assistito dal Console di Cardano, da Giovanni Carlo Zocchi, da Giovanni Battista Vanoli e da Francesco Rossi.
Dalle mappe era possibile rilevare la qualità della coltura di ogni terreno e gli edifici.
Successivamente ai beni censiti si attribuì un “valor capitale” sul quale si doveva calcolare l’imposta.
Cardano con tutto il suo territorio, pertiche 14.147, venne valutato scudi 52.600 con una suddivisione che è possibile vedere nell’allegata tavola di stima del valor capitale.
Si giunse al 1733 ed a causa delle guerre di successione (polacca 17331738) ed austriaca (1740-1748) le operazioni rimasero sospese per 16 anni.
Ripresero nel 1749 quando Maria Teresa (succeduta al padre Carlo VI nel 1740) nominò una nuova Giunta del Censimento presieduta da Pompeo Neri.
Per questo ultimo motivo il Censimento con il relativo catasto è ricordato col nome della sovrana che lo ha fatto portare a termine anche se è stato iniziato e voluto dal padre Carlo VI.
Di questo secolo noi daremo un conto consuntivo comunale, tratteremo l’affare delle brughiere che divise in due la popolazione e daremo informazioni naturalmente sul territorio.
Ci occupereno anche della costruzione di un nuovo cimitero che fu la causa di uno scontro tra le autorità civile e quelle religiose: in questo caso vedremo che don Giulio Caldara, parroco di Cardano, quando il sindaco Francesco Aspesi si troverà nei pasticci dimenticherà le offese ricevute e con vera carità cristiana cercherà in tutti i modi di aiutarlo.
Questa del nuovo cimiterò sarà una faccenda complicata che vedrà fallire l’impresa che ha fatto i lavori e vedrà fuggire all’estero il garante.
Ci occuperemo anche delle inondazioni del torrente Arno, dell’anagrafe della popolazione riportando l’elenco dei capi famiglia cardanesi.
Ci saranno da parte degli amministratori diverse proteste e reclami per le Fazioni militari, in questo secolo infatti leggiamo dalle suppliche che Cardano ha dovuto fare un debito di lire 6500 per provvedere all’alloggiamento dei soldati spagnoli nell’anno 1746.
Ci sarebbero anche molti altri fatti ma non è questa la sede per trattarli tutti: questo lavoro desidera solo dare un cenno sul territorio di Cardano nei secoli e dare un assaggio di alcune di quelle lontane vicende.

I possessori degli edifici a Cardano

Mappale Possessore Qualità
1043 Gattoni dr. Lodovico du Maurizio Casa da massaro
1044 suddetto Casa da massaro
1045 Quadro Giobatta fu Giovanni Casa da massaro
1046 Gattoni dr. Lodovico fu Maurizio Casa da massaro
1047 Cardani Francesco fu Tommaso Casa da massaro
1048/1 Aspesi Francesco Antonio fu Giusto
livellario del luogo Pio delle
Quattro Marie di Milano
Porzione di casa di propria abitazione
1048/2 Luogo Pio delle Quattro Marie Porzione Casa da massaro
1049/1 Mari Luigi fu Giovanni Giacomo Porzione Casa da massaro
1049/2 Aspesi Carlo fu Gerolamo livellario
di Luigi Mari
Porzione di casa di propria abitazione
1049/3 Chiesa Parrocchiale di S. Anastasio Porzione casa da massaro
1049/4 Reyna Alessandro fu Gio. Angelo Porzione casa da massaro
1050 suddetto Casa d’affitto
1051/1 Aspesi Carlo Giuseppe, Giovanni
ed Antonio fu Giovanni Pietro
livellari di Luigi Mari
Porzione di casa di propria abitazione
1051/2 Aspesi Carlo Francesco fu Giovanni
livellario di Luigi Mari
Porzione di casa di propria abitazione
1052 Mari Luigi fu Giovanni Giacomo Casa da massaro
1053/1 Mari dr. Ottavio fu Gaspare Porzione casa da massaro
1053/2 Capitolo dei Canonici della
Collegiata di Somma
Porzione casa da massaro
1954/1 Bellora Giovanni Pietro
fu Giacomo Antonio
Porzione casa proprio uso
1954/2 Chiesa Parrocchiale di S. Anastasio Porzione casa di affitto
1954/3 Quadrio Giovanni Battista fu Giov. Porzione casa da massaro
1055/1 Cardani Francesco fu Tommaso Porzione casa da massaro
1055/2 Bellora Felice Ambrogio fu Giuseppe Porzione casa di propria abitazione
1056 Macchi Giovanni fu Carlo Francesco Casa di propria abitazione
1057 Aspesi Giovanni Antonio
fu Carlo Ambrogio
Casa di propria abitazione
1058 Luogo Pio delle Quattro Marie di Milano Casa da massaro
1059/1 Aspesi Gerolamo fu Carl’Ambrogio
livellario di Antonio Maria Cardani
Porzione di casa di propria abitazione
1059/2 Orlandi Pietro fu Carlo Antonio
livellario di Antonio Maria Cardani
Porzione di casa di propria abitazione
1059/3 Orlandi Giovanni fu Giacomo
livellario di Antonio Maria Cardani
Porzione di casa di propria abitazione
1060 Reverende Madri Orsoline di Gallarate Casa da massaro
1061 Aspesi Giovanni fu Giacomo Casa di propria abitazione
1062/1 Orlandi Tommaso fu Carlo Antonio
livellario di Antonio M. Cardani
Porzione di casa di propria abitazione
1062/2 Orlandi Domenico fu Carlo Antonio
livellario di Antonio M. Cardani
Porzione di casa di affitto
1063/1 Barbieri Angelo Maria fu Carlo
livellario di Ottavio Mari
Porzione di casa di propria abitazione
1063/2 Barbieri Giuseppe fu Giovanni
livellario di Ottavio Mari
Porzione di casa di propria abitazione
1063/3 Mari Luigi fu Giovanni Giacomo Porzione casa da massaro
1064/1 Rossini Giovanni Battista Porzione casa da massaro
1064/2 Aspesi Giovanni fu Giacomo Porzione casa proprio uso
1064/3 Bellora Carlo Giacomo fu Giuseppe Porzione di casa di propria abitazione
1065 Cardani Francesco fu Tommaso Casa d’affitto
1066/1 Rossini Francesco fu Carl’Antonio
livellario di Antonio Cardano e
della Chiesa parrocchiale
Porzione di casa di propria abitazione
1066/2 Rossini Giovanni fu Giuseppe
livellario di Antonio Cardano e
della Chiesa parrocchiale
Porzione casa di propria abitazione
1066/3 Morosi Pietro fu Giovanni, livellario
della Chiesa Parrocchiale di Cardano
Porzione casa di propria abitazione
1066/4 Cardani Antonio fu Gerolamo Porzione casa da massaro
1067/1 Reverende Monache di San Maurizio
del Monastero Maggiore di Milano
Porzione casa da massaro
1067/2 Gattoni dr. Lodovico fu Maurizio Porzione casa da massaro
1067/3 Chiesa Parrocchiale di Cardano Porzione casa da massaro
1067/4 Comunità di Cardano Porzione casa d’affitto con forno
1068 Scuola dei Poveri di Cardano Casa da massaro /td>
1069/1 Prada dottor Giovanni Porzione casa d’affitto
1069/2 Quadrio Giovanni Battista fu Giovanni Porzione casa d’affitto
1070/1 Scuola dei Poveri di Cardano Porzione casa da massaro
1070/2 Chiesa Parrocchiale di Cardano Porzione casa da massaro
1071 Negri Giacomo Casa da massaro
1072 Quadrio Giovanni Battista fu Giovanni Casa da massaro
1073 Campana Giovanni Battista e Ascanio
fu Giovanni
Casa d’affitto ad uso di osteria
1074 Cardani Francesco fu Tommaso Casa d’affitto
1075/1 Comunità di Cardano Porzione di casa con forno
1075/2 Biganzoli Ambrogio e Pietro Paolo
fu Stefano
Porzione casa di propria abitazione
1075/3 Morosi Antonio Maria fu Alessandro Porzione casa d’affitto
1076 Prada conte Giovanni fu Camillo Casa da massaro
1077 Reverende Monache di San Maurizio
del Monastero Maggiore di Milano
Casa da massaro
1078 Bellora Giovanni Pietro fu Giacomo Antonio Casa d’affitto
1079 Carrera Giuseppe Casa di propria abitazione
1080/1 Negri Giacomo Porzione casa da massaro
1080/2 Bianchini Carlo e reverendo Luca Porzione casa da massaro
1081/1 Morosi Carlo Felice fu Francesco Porzione casa di propria abitazione
1081/2 Morosi Carlo Giuseppe fu Francesco Porzione casa di propria abitazione
1081/3 Morosi Andrea fu Carlo Francesco Porzione casa di propria abitazione
1082 Reverende Madri di San Maurizio
del Monastero Maggiore di Milano
Casa da massaro
1083/1 Mazzucchelli Giulio fu Lorenzo Porzione casa da massaro
1083/2 Quadrio Giovanni Battista fu Giov. Porzione casa da massaro
1083/3 Scuola dei Poveri di Cardano Porzione casa da massaro
1083/4 Chiesa Parrocchiale di Cardano Porzione casa da massaro
1083/5 Luogo Pio delle Quattro Marie di Milano Porzione casa da massaro
1084 Luogo Pio suddetto Casa da massaro
1085/1 Zocchi Federico fu Carlo Giovanni
livellario di Giovanni Battista Campana
Porzione casa di propria abitazione
1085/2 Zocchi Giovanni Maria fu Bernardo
livellario di Giovanni Battista Campana
Porzione casa di propria abitazione
1085/3 Milani Antonio Porzione casa da massaro
1085/4 Rigolio Francesco fu Giacomo Porzione casa per proprio uso
1086 Morosi Giovanni Battista fu Antonio
livellario del dr. Lodovico Gattoni
Casa di propria abitazione
1087/1 Biganzoli Giuseppe fu Giovanni Battista Porzione casa di propria abitazione
1087/2 suddetto Porzione casa d’affitto
1088/1 Cardani Francesco fu Tommaso Porzione casa da massaro
1088/2 Bellora Carl’Ambrogio fu Francesco Porzione casa di propria abitazione
1088/3 Bellora Anastasio di Giovanni Maria Porzione casa di propria abitazione
1089 Reina Alessandro fu Giovanni Angelo Casa da massaro
1090/1 Luogo Pio delle Quattro Marie Porzione casa da massaro
1090/2 Palazzi Carlo Giuseppe fu Francesco Porzione casa sua abitazione
1090/3 Milani Antonio Porzione casa da massaro
1090/4 Scuola dei Poveri di Cardano Porzione casa da massaro
1091/1 Cardani Francesco fu Tommaso Porzione casa da massaro
1091/2 Aspesi Lodovico fu Francesco Porzione casa sua abitazione
1092/1 Aspesi Giovanni Antonio fu Gerolamo Porzione casa sua abitazione
1092/2 Cardani Francesco fu Tommaso Porzione casa da massaro
1093 Bellora reverendo Carlo Gerolamo
fu Giacomo Antonio
Casa da massaro
1094 suddetto Casa da massaro
1095/1 Reverende Madri di San Maurizio
del Monastero Maggiore di Milano
Porzione casa da massaro
1095/2 Bossi Antonio fu Francesco Porzione di casa sua abitazione
1095/3 Martinelli Giovanni fu Pietro Porzione casa d’abitazione
1096 Bellora Giovanni Pietro fu Giacomo Antonio Casa di propria abitazione
1097/1 Zocchi Giovanni Battista e
Paolo Giuseppe fu Carlo Giovanni
Porzione di casa di propria abitazione
1097/2 suddetti Porzione casa d’affitto
1098 Mari Luigi fu Giovanni Giacomo Casa da massaro
1099 Quadrio Giovanni Battista fu Giovanni Casa da massaro
1100 Cardani Antonio Maria fu Gerolamo Casa da massaro
1101/1 Quadrio Giovanni Battista fu Giovanni Porzione casa da massaro
1101/2 Rigolio Francesco fu Giacomo Porzione sua casa d’abitazione
1102/1 Riva Giuseppe fu Giacomo Porzione casa sua abitazione
1102/2 Aspesi Maria ed Annunciata fu Marco Porzione casa d’affitto
1102/3 Capitolo dei Canonici
di Santa Maria di Gallarate
Porzione di casa da massaro
1103/1 Scuola dei Poveri di Cardano Porzione casa da massaro
1103/2 Palazzi Giovanni fu Gerolamo
livellario della Scuola dei Poveri
Porzione di casa per propria abitazione
1103/3 Palazzi Francesco fu Ambrogio
livellario della Scuola dei Poveri
Porzione casa di propria abitazione
1104/1 Quadrio Giovanni Battista fu Giovanni Porzione casa da massaro
1104/2 Cappella della Beata Vergine del Rosario
nella Parrocchiale di Cardano
Porzione casa da massaro
1104/3 Palazzi Paolo Giuseppe fu Giovanni Porzione casa sua abitazione
1104/4 Cardani Francesco fu Tommaso Porzione casa da massaro
1105/1 Quadrio Giovanni Battista fu Giovanni Porzione di casa d’affitto
1105/2 Scuola di San Pietro Porzione casa da massaro
1105/3 Iametti Carlo Giuseppe fu Carl’Antonio
livellario di Francesco Cardani
Porzione di casa per propria abitazione
1106/1 Quadrio Giovanni Battista fu Giovanni Porzione di casa d’affitto
1106/2 suddetto Porzione di casa d’affitto
1107 Cardani Francesco fu Tommaso Casa d’abitazione
1108 Mari Luigi fu Giovanni Giacomo Casa d’abitazione
1109 Cardani Antonio fu Gerolamo Casa d’abitazione
1110/1 Bosello Stefano fu Giovanni
livellario della Cappella del Rosario
Porzione di casa d’abitazione
1110/2 Senaldi Giuseppe fu Carl’Antonio
livellario della Cappella del Rosario
Porzione di casa di affitto
1110/3 Cappella della Beata Vergine del Rosario
nella Parrocchiale di Cardano
Porzione casa da massaro
1110/4 Coarezza Pietro
livellario della Cappella suddetta
Pozione casa da massaro
1110/5 Vanotti Giovanni fu Carl’Antonio
livellario della Cappella suddetta
Porzione di casa di propria abitazione
1111/1 Cardani Antonio fu Gerolamo Porzione casa da massaro
1111/2 Ferrazzi Pietro fu Carlo Giovanni
livellario di Antonio Cardani
Porzione di casa di propria abitazione
1112 Beneficio eretto nella Cappella di
San Giovanni Battista nella
Parrocchiale di Cardano posseduto
dal Reverendo Carlo Cardani
Casa da massaro
1113/1 Vanotti Carlo Francesco fu Carlo Antonio Porzione di casa di propria abitazione
1113/2 Carrera Giuseppe fu Francesco Antonio Porzione di casa d’abitazione
1113/3 Scuola dei Poveri di Cardano Porzione casa da massaro
1114 Cardani Francesco fu Tommaso Casa da massaro
1115 Cappella della Beata Vergine del Rosario
nella Parrocchiale di Cardano
Casa da massaro


Seguono i beni di seconda stazione (immobili) fuori dalla Terra (fuori dal paese)

Mappale Possessore Qualità
1116 Caccia canonico Angelo di Varallo Pombia Casa per proprio uso
1117 Aspesi Giovanni fu Giacomo
livellario di Antonio Milani
Casino per proprio uso
1118 Cardani Macchi Bodeschini Angela
fu Tommaso livellaria per la porzione
del canonico Angelo Caccia
Casa parte per propria abitazione
e parte per proprio uso
1119 Reina Alessandro fu Giovanni Aspesi Casa per proprio uso
1120 Quadrio Giovanni Battista fu Giovanni Casa per proprio uso
1121 Mazzucchelli fisico Carlo Casa da massaro
1122 Fenino Giuseppe di Martino Casa da massaro
1123 Curioni Ercole fu Bernardo Casa per proprio uso
1124 Moneta Reverendo Gerolamo fu Federico Casa per proprio uso
1125 Prada conte Giuseppe fu Camillo Casa da massaro
1126 Luogo Pio delle Quattro Marie di Milano Casa di proprio uso
1127 suddetto Casa da massaro
1128 suddetto Casa da massaro
1129 Mari Luigi fu Giovanni Giacomo Casa di proprio uso
1130 Rigolio Giovanni Antonio fu Bernardo
livellario dei Reverendi Padri di
San Francesco di Gallarate
Casa di propria abitazione


Seguono i Fondi descritti a tenore del Capo nono delle istruzioni del dì 13 agosto 1751

M Cappelletta di San Rocco
N Chiesa Parrocchiale sotto il Titolo di Santo Anastasio con casa annessa
d’abitazione del parroco
O Oratorio sotto il titolo di Santo Pietro
P Oratorio detto “La Madonna in Curisino”
Q Convento e Chiesa dei padri Cappuccini


Non ci sembra il caso di riportare anche i possessori del terreno,solo a titolo di curiosità diciamo che tra questi si trovano i cognomi:
Barbé, Bardelli, Bonomi, Borandelli, Ceruti, Carù, Cassinato, Castiglioni, Chierico, Colombo, Martinelli, Marchetti, Masera, Pasta, Pedratti, Podine, Quaglia, Rossi, Ronzi, Tomasini, Vanoli.
(Archivio di Stato di Varese, Atti Catastali Teresiani).

1754 febbraio 21
Informazioni del Deputato Luigi Ronzi alla Giunta del Censimento


Eccelsa Real Giunta del Censimento,
1) La Comunità di Cardano sogiace a Feudo di ragione del Conte di Castelbarco al quale pagansi lire 81 soldi 2 e denari 6 di censo annuale.
2) Non è aggregata nè disgregata ad altri comuni, nei processi antichi dei delegati non vedesi di ciò fatta menzione veruna,
e nella moderna notificazione del personale vegonsi enumerate le seguenti Cassine dette:
Il Monte Rosso - La Viscontina di sopra - altra di sotto - Il Casone - Il Ronco di sotto.
3) Nel Corpo della Terra viene la sua Parrocchiale dedicata a santo Anastasio.
4) Non pretende separarsi dalla Provincia del Ducato.
5) Ha un Console e quattro Sindaci che si mutano ordinariamente ogni due anni, e questi vengono elletti in Pubblica Piazza, premesso il suono della Campana, alla presenza del Podestà e Notaro, facendosi la nomina di otto persone dalli Sindaci che scadono, quattro delle quali restano poscia elletti in Sindaci successivi dalli quattro primi estimati, ritenuto sempre l’ordine che due siano della parte di sopra e due della parte di sotto di detta Comunità (cò da bas e cò da sura), li di cui interessi vengono da questi amministrati colla previa partecipazione a detti primi quattro estimati nelle ordinaie incombenze, mentre nelle straordinarie quando lo richiede il caso non si lascia di unire anche un Consiglio Generale.
6) Non ha registro separato del perticato ecclesiastico, secondo quanto viene esposto al quesito 14, verificandosi però verosimilmente ascendere il medesimo alla somma di pertiche 200.
Dalle suddette antiche scritture al foglio 26 si raccolgono d’esenti pertiche 447 ed al foglio 29 di censite pertiche 240 e tavole 17, ed in uno pertiche 687 e tavole 17 di perticato ecclesiastico.
7) Non soffre liti di sorte veruna, nè diversamente ricavasi dalle suddette antiche scritture, come pure non ha beni o assegnamenti ritenuti, o da ricuperarsi, o tenute esenti.
Altro non soggiongendo per ultimo che la pretesa della reintegrazione delle spese sofferte per Fazioni Militari.
Che è quanto.
Dall’Ufficio dei Processi Comunali 21 febbraio 1754 Luigi Ronzio Deputato” (Archivio di Stato di Milano, Fondo Catasto, Cartella 3276).

Non abbiamo molto da aggiungere alla testimonianza diretta di Luigi Ronzi.
Da altre informazioni possiamo però stralciare qualche notizia. La Comunità di Cardano non aveva gabelle da pagare, era censita stara di sale 69 e un quarto il cui corrispettivo veniva versato alla Regia Camera.
Alla stessa inoltre pagava per l’imbottato ogni anno lire 40, questo dazio che normalmente veniva pagato al feudatario, troviamo scritto, “già da moltissimi anni si paga alla Regia Camera mentre prima lo si versava fino alla sua morte a certo signor Castelnovati”.
Il perticato rurale che ammontava a pertiche 3459 e tavole 13 pagava di prediale soldi 17 e denari 1 ogni pertica mentre quello civile che ammontava a pertiche 3136 e tavole 12 pagava soldi 6 e denari 6 ogni pertica.
Vi era anche un Censo Camerale che ammontava a lire 107 soldi 16 e denari 9 ogni anno.
La comunità aveva due debiti a cui doveva far fronte:
- Lire 6000 verso il signor Reyna, mercante in Gallarate, che aveva dovuto contrarre nel 1706 per far fronte alle continue contribuzioni durante l’inva sione dei soldati tedeschi.
Per questo debito versava al Reyna ogni anno lire 240, cioè il 4%.
- Lire 6000 verso Battista Macchi, altro mercante di Gallarate, chiesto quest’ultimo per far fronte alle varie fazioni militari durante l’invasione delle truppe spagnole nel 1746.
Per questo pagava al Macchi lire 270 ogni anno, corrispondente agli interessi del 4,5%.
La Comunità aveva dovuto contrarre questi debiti anche se al ducato già versava ogni anno lire 3079 soldi 9 e denari 9 a titolo di “diaria”, cioè l’imposta che avrebbe dovuto servire a questo scopo.
Per questo motivo vi furono diverse richieste di rimborso delle somme prese a prestito, ma non furono mai nè restituite nè abbonate riducendo le normali imposte.

1761 - Il Conto Consuntivo del Comune di Cardano


“Comune di cardano - Pieve di Gallarate
Imposta delle Spese Ordinarie e Straordinarie spettanti al Comune sudetto per il presente anno 1761, cioè:

(tutte espresse in Lire, Soldi, Denari)

alla Regia Cassa dellaProvincia Personale 885.10.00  
Meta' delle tasseForense 63.00.00  
Totale 948.10.00 948.10.00
Per Charichi de Beni Comunali sopra scudi
n. 2076.4.5 a soldi 2 per scudo importano
  207.13.70
Censi ed Interessi
a Giorgio Pasta per il capitale di lire 6900
al 3.10% aprovato per decretto del 30 giugno 1761
  241.10.00
Salari
Al Podestà Feudale di Gallarate 23.10.9
Al Regio Cancelliere Delegato 140.00.00
Al Medico 120.00.00
Al Sindaco 60.00.00
Al Custode dell’Orologio 30.00.00
Al Console 38.10.00
Al Segrista con obligo di sonare per il Maltempo 38.00.00
Al Sepoltore 27.17.06
All’Indicatore del Medico 3.09.00
Totale 481.07.03 481.07.03
Spese Ordinarie e Regolari
Al suddetto Regio Cancelliere
per li Notificati de Grani
10.00.00
Per la Fatta della Strada Regia 30.00.00
Al Coadiutore in suplemento di Congrua 225.00.00
Al Capitano del divietto 2.10.00
Totale 267.10.00 267.10.00
Spese Straordinarie
Per Gride n. 7 intimate 3.10.00
Per ottenere la Patente di Sanità 4.10.00
Alli Fabricieri della Parrochiale di
detto Luogo a conto delle lire 400 convenute
coi signori deputati dell’estimo per la
riparazione delle strade come da
Decreto del giorno 6 agosto 1760
150.00.00
Alli suddetti per il mantenimento delle
strade in buon essere come da
Decreto 1 Agosto 1761
60.00.00
Totale 218.00.00 218.00.00
Totale 2146.10.10
Somma di contro 218.00.00.
A Giorgio Pasta per gli interessi decorsi del 1760
Al medesimo con altre L. 802.14.00
202.09.03
Credito della Comunità verso del
esattore per il Triennio 1757/59 pagategli
il giorno 18 dicembre 1761 a conto del Capitale
197.06.00
Per diverse riparazioni che necessitano
in quest’anno farsi per vero simile
140.00.00
Totale 757.15.03 757.15.03
Salario all’esattore a soldi 18% compreso
il Prediale da pagarsi dalla Cassa Comunale
54.06.07
Totale 2958.12.08
Per le quali si dibatte il prodotto seguente cioè:
Per Teste n. 319 a lire 7 2233.00.00
Per Case forensi d’abitazione 124.00.00
Per Redditi Comunali 354.14.00
Totale 2702.14.00 2702.14.00
Mancano al Comune 255.18.06


Giovanni Battista Quadrio Deputato dell’Estimo
Lazero Sirone per il Luogo Pio delle quattro Marie di Milano,
Deputato dell’Estimo
Giambatta Coerezza Regio Cancelliere”.

Osservazioni:
Si fa presente che il conto è tenuto in lire, ogni lira è
formata da 20 soldi ed ogni soldo da 12 denari
(come attualmente la sterlina inglese).
Simpatico quel “manca al comune” per dire che il comune deve dare.
E probabilmente quel “Credito della comunità” che sta in dare sarà stato un debito della comunità.

Il complicato affare delle brughiere

La Comunità di Cardano possedeva oltre 3000 pertiche di brughiere (in alcuni documenti risultano 3225 pertiche e tavole 19, in altri 3186 pertiche) contraddistinte in mappa con i numeri 109 e 126.
Sin dai tempi più antichi erano destinate alla classe meno abbiente, infatti erano godute per i due terzi da coloro che non avevano loro terreni, i così detti “personalisti”; l’altro terzo veniva ripartito tra i possessori chiamati anche “realisti” o “estimati” o possessori, o proprietari. Quest’ultimo terzo i possessori per consuetudine li affidavano gratuitamente a titolo di “scorta” a quelli che lavoravano le loro terre (massari, colori o pigionanti).
Altra simpatica consuetudine era di affidare ad ogni nullatenente, che si sposava, 6 pertiche di brughiera per far fronte alle necessità della nuova famiglia che aveva formato.
Erano insomma dei terreni che svolgevano la stessa funzione dei “vicanali” o boschi e pascoli della comunità.
Gli amministratori a Cardano venivano eletti dai 4 maggiori possessori del paese che li sceglievano fra otto nominativi indicati da quelli uscenti (duravano in carica 2 anni) e pertanto se ne può dedurre che non venivano certo scelti tra i “personalisti”.
Con la riforma generale del 30 dicembre 1755 nulla cambiò e non volendo i proprietari seguitare nel sistema antico cercarono con ogni mezzo di escludere dal godimento i personalisti.

Nel 1760 assistiti dal causidico Giuseppe Fassi presentarono un ricorso in cui esponevano questo punto di vista: poichè dalle brughiere si ricavava solo brugo che serviva per l’ingrasso dei terreni coltivi, era inutile affidarle a chi non possedeva questi ultimi terreni.
Chiedevano perciò di essere i soli a poterne beneficiare aggiungendo che li avrebbero dati come “scorta” a coloro che lavoravano le loro terre.
La Regia Delegazione Provvisionale per l’esecuzione del censimento prese sul serio la richiesta ed in data 12 agosto 1760 stabilì che l’intero godimento delle brughiere doveva passare ai possessori distribuendole “per rata d’estimo”, cioè in proporzione a quanto possedevano, impose che anche i carichi (imposte) delle brughiere erano a totale carico dei possessori.
La decisione provocò la ribellione dei nullatenenti che si vedevano togliere un diritto antico e che fecero presente di essere anche loro contribuenti pagando lire 7 ciascuno ogni anno di tassa “personale”.
Alle rimostrazioni dei “poveri” un editto del 29 novembre 1763 diede qualche speranza, ma i proprietari rimasero nel loro possesso.
Iniziò allora un’altalena di ricorsi delle parti, un braccio di ferro tra “i poveri ed i ricchi” come lo chiamò Anastasio Bellora, uno dei molteplici ricorrenti.
Il Regio Ducale Magistrato Camerale in data 13 ottobre 1764 confermò la decisione del 1760 obbligando però i proprietari a dare in scorta ai loro massari, coloni e pigionanti l’uso delle brughiere.
I proprietari accettarono la sentenza, ma in cambio di questa concessione pretesero un aumento del corrispettivo che questi loro lavoratori “subordinati” pagavano.
La ribellione si estese ed i ricorsi si moltiplicavano, ma le cose non mutarono.
Col passare del tempo scontri, intemperanze e liti fra le due parti divennero sempre più frequenti.
Nel giugno 1766 i personalisti si rivolsero al Supremo Consiglio di Economia subentrato alla Direzione del Censo, per tutta risposta vide che il Vicario del Seprio venne invitato a fare osservare il decreto del 1764 comminando pene severe ai trasgressori.
Ancora nel 1771 vi furono ricorsi dei “poveri” promossi da Antonio Maria Ferrazzi e da Gerolamo Aspesi.
I due vennero chiamati dal Vicario del Seprio, redarguiti e minacciati di essere carcerati se avessero proposto ulteriori reclami.
Ed il Supremo Consiglio in data 19 aprile 1771 sentenziò: “Si osservino le cose già giudicate ed in simili termini si risponda al ricorso sporto a Sua Maestà Imperiale”.
A questo punto gli animi si esacerbarono al massimo e la situazione non sembrava più controllabile.
Nel mese di maggio dello stesso anno quando venne riunito il Convocato, scoppiarono tumulti.
Il citato Antonio Maria Ferrazzi accompagnato dai figli Giovanni e Giuseppe, dal fratello Carlo Maria e da Filippo Senaldi si oppose ad ogni operazione se prima non si fosse ripristinato l’uso delle brughiere comunali come si era sempre fatto sin dai tempi antichi.
Naturalmente il sostituto del cancelliere non era dello stesso avviso e pertanto i cinque difensori strepitarono e si opposero “battendo furiosamente il tavolo e strapazzando il sostituto del Cancelliere e li Deputati dell’Estimo” e non fu possibile fare nulla.
Ai 5 si era unito anche Paolo Bellora.
Il Cancelliere scrisse al Vicario del Seprio protestando che non era più possibile fare convocati a Cardano poichè i rappresentanti dei “poveri” ai quali si era aggiunto anche Giuseppe Riva “rendono sempre più scandalosa e temeraria la loro impertinenza nell’opporsi alla formazione dei convocati trasformando in tumulto ogni tentativo tanto che non è stato possibile il convocato del maggio 1771, nè quello del 23 dicembre 1771, nè quello del 27 maggio 1772, nè quello del 9 giugno 1772 poichè temendo i possessori di essere maltrattati non si sono presentati”.
Ma mentre il Cancelliere relazionava in questi termini il Vicario del Seprio vediamo anche altri ricorsi delle parti accusate, vediamo cosa scrivono un gruppo di nullatenenti capeggiati da Anastasio Bellora.
I ricorrenti non avevano molta dimestichezza con la penna e nel modo in cui sono capaci fanno intendere che non sono solo loro a non volere i convocati, anzi...

“Altezza Reale
La povera comunità di Cardano pieve di Gallarate, essendo i poveri uniti, quali trovano dispropriata di perteghe di proghiera, sei perteghe avevano ogni matrimonio, avendo tolto i signori estimati, avendo tolti a questi poveri, e lo vendono tutti i anni per far denaro a sua lezione.
Li estimi e li homini della comunità, è già 5 anni che vogliono comandare loro ed essere sempre i patroni, e essendo uniti tra loro ci vanno di mezzo i poveri, e quando sonano la campana di Conseglio e vano i poveri a dire la sua ragione i signori estimati li insibiscono delle legnade.
Anastasio e Giuseppe Bellora Giovanni Pedranti - Giuseppe Mageti - Antonio Belora - Belora Bosoni - Gilio dela Gagiada - e tutti li poveri di questo consenso”.
Le proteste si susseguivano e più passava il tempo e peggio era la situazione, un fatto non mutava nonostante tutte le protesteri proprietari mantenevano in loro possesso tutte le brughiere e non erano disposti a cedere.
Si giunse così al 1779 ed un cesareo dispaccio di Francesco Giuseppe II del 10 giugno imponeva la vendita.
Ma anche questa operazione ebbe uno strascico lunghissimo.
Nel 1781 vengono vendute pertiche 1700 ed il rimanente viene venduto all’asta tenutasi il 12 aprile 1782.
Naturalmente vi sono anche qui lamentele poichè ad acquistarle furono coloro che avevano i capitali per farlo, il prezzo era di lire 4 la pertica.
Quei soldi però non entrarono nelle casse comunali, la ragione era una clausola contenuta negli atti di vendita rogati dal notaio Ambrogio Maria Gattoni, eccola.

“Siccome la comunità soddetta non ha debiti, così li compratori potranno del prezzo pagarne l’interesse recompensativo in regola del 3,5% fino alla totale estinzione del capitale, e potranno del prezzo suddetto pagarne anco una porzione, ed il rimanente tenersela in mano come sopra, salvo sempre il riservo del dominio a favore della comunità proprietaria sino al finale pagamento, con dichiarazione però che qualora possa occorrere alla comunità di ritirare, previa la superiore approvazione del R.D.M.C. li capitali prezzi delle suddette brughiere in tutto o in parte per servirsene in qualche di lei bisogno, debbano i compratori, dopo la premonizione di due mesi, fare l’opportuno pagamento”.
Sta di fatto che con questa clausola nessuno aveva pagato ancora le brughiere, chi le aveva acquistate trovò comodo pagare il solo 3,5% ed in data 14 gennaio 1795 un Decreto Magistrale obbligava i compratori a saldare il conto con la comunità nel giro di un mese.
I compratori si attaccarono alla clausola, alla premonizione citata di due mesi, cavillarono tanto che per costringerli a pagare venne alzato il tasso di interesse dal 3,5% al 4,5% ed anche al 5%.
 

Le inondazioni del Torrente Arno

Spesse volte l’Arno ruppe gli argini provocando inondazioni.
Noi desideriamo occuparci di quella avvenuta nell’aprile del 1774 poichè interessò anche Cardano.
Prima però di vedere la supplica che i Deputati dell’estimo di Cardano inviarono il 18 aprile al Presidente del Senato milanese vorremmo ricordare l’inondazione del 1732 nella quale diversi gallaratesi perirono.
Non diremo nulla di nuovo, vi è però discordanza sul numero delle vittime che non coincidono con quanto sino ad ora è stato detto.
La prima relazione che prendiamo in considerazione è quella che il podestà feudale di Gallarate inviò al Tribunale della Sanità milanese il giorno 29 luglio 1732, quattro giorni dopo l’accaduto.
Da questa che riportiamo solo in parte, risulterebbe che i morti furono 8, vedremo però che furono di più.
Ecco parte della relazione del podestà dottor Carlo Emanuele Fassina.
“Caso non men degno di lacrime che di tutta la compassione e soccorso delle E.V. è quello che accade a tutto questo Borgo di Gallarate.
Questi si è che la notte venendo il 25 del cadente luglio, solennità dei santi Giacomo e Cristoforo, gonfiatisi fuor di modo li torrenti Arno e Rile che restano alle mura d’esso Borgo, e che passa esso torrente Arno in caso di escrescenza fra mezzo del medesimo Borgo per un cavo detto l’Arnetta, a cagioni delle grandi pioggie che buttaron, nei giorni antecedenti cadettero dal cielo a causa dei continui temporali, e maggiormente la detta notte alle hore sei (a mezzanotte) a causa similmente d’un non più veduto temporale d’acqua, s’introdussero in questo Borgo con tal furia ed impeto che, atterrati muri interi, case, levate e rotte molte porte, usci e botteghe sì de mercanti et altri che delle vittovaglie aromatarie e d’ogni sorta, per intiero restò dall’acque dei medesimi torrenti del tutto inondato perfino alle sommità dei primi piani d’esse case e botteghe, di modo che superbamente ed ingordamente inidiatisi nel loro seno quasi tutti li mobili, setta, mercanzia d’ogni sorte, oglij, grasume, vittovaglie di ogni genere e qualità, bestie bovine et altro, estrahessero dalle medesime il tutto, havendo in parte rovinato e guastato e disperso per tutto il Borgo, in parte condotto fuori d’esso et disperso per le campagne, et in parte consonto, e li cavalli e bestie come sopra, in parte morti dall’acque sodette affogati...
Dalle denontie poi a questo officio portate fin hora si ha che oltre a quanto sopra, siano restati affogati dall’inondatione sodetta tra donne et homini otto persone compreso un fante di questo officio, et sei tra donne et homini restorono vivi sepolti sotto la rovina d’una casa...”.
Già da qui si dovrebbero avere dei dubbi sul numero dei morti: oltre agli otto annegati gli altri sei restarono vivi sotto le macerie o si intende che furono sepolti vivi?
Capiamo benissimo che ogni interpretazione potrebbe rispondere a verità, pertanto continuiamo nell’analisi dei documenti per vedere se riuscia mo a sapere qualcosa in più.
Da una lettera del Tribunale della Sanità veniamo a conoscenza che il regio segretario cancelliere appositamente inviato sul posto riferì come “si ritrovassero cadaveri umani sotto le rovine delle case”.
La lettera è del 4 agosto 1732, quattro giorni dopo lo stesso Tribunale scrive: “Inteso il disordine di ritrovarsi tuttavia scoperti ed esposti nelle campagne diversi cadaveri di bestie annegate, anze di esservi ancora sotto le rovine della case cadute nel Borgo alcuni corpi umani, dei quali oltre alla mancanza ne dava inidizio il fettore...”.
Ed a togliere ogni dubbio che i morti fossero solo otto vi è una lettera del Procuratore della Comunità di Gallarate Giovanni Felice Mari inviata al Tribunale della Sanità milanese.
“Sarà noto alle SS.LL. Ill.me il funesto avvenimento occorso al Borgo di Gallarate per l’inondazione in esso seguita la notte successiva del 24 scadente mese, con indicibile danno tanto delle case e terreni di quel Borgo, quanto dei mobili, merci, e d’ogni altra cosa, non senza l’eccidio di tredici persone rimaste sotto le rovine delle case dirocate, et di più bestiami bovini, cavalli ed altre specie affogate nella stessa inondazione...”.
Le vittime dunque furono senz’altro più di otto, non ci è possibile stabilire con certezza il loro numero, (anche qui sembrerebbe che 13 sarebbero le vittime rimaste sotto le macerie, oltre agli otto annegati) ma senz’altro sono state più di quanto sino ad ora era stato scritto.
L’inondazione aveva scoperchiato anche i sepolcri nella chiesa prepositurale che vennero riempiti di calce e nuovamente sigillati.
Dopo un tale disastro si cercò di correre ai ripari, ma secondo i cardanesi quei lavori non diedero soluzione al problema.
Diremo per inciso che al termine dei disastri che avvennero nel 1732 il Vicario del Seprio dottor don Paolo Pestagalli si preoccupò di richiedere alle comunità 200 scudi per danni subiti in conseguenza dell’inondazione.
Dicevamo che nonostante i lavori che furono intrapresi dopo il disastro, poco più di 40 anni dopo vi fu una ulteriore inondazione, questa volta le acque trasportarono molta ghiaia che coprì una parte dei terreni di Cardano. Vediamo il documento che i Deputati dell’estimo di Cardano inviarono il 18 aprile 1774 al Presidente del Senato milanese.

“18 aprile 1774 - Altezza Reale
Sulle istanze del Borgo di Gallarate per evitare le inondazioni occasionate dal Torrente Arno che vi scorre vicino fu creduta ottima providenza alzare due Ponti e fare altri ripari oltre il replicato allargamento del letto allo stesso torrente per dare alle acque un più facile e veloce corso.
Da questo allargamento ne è derivata una assai più presta e violenta introduzione delle acque all’interno del Borgo e ne derivano più frequenti le inondazioni, come si è veduto nello scaduto 1773 e nel corrente 1774.
Non finisce però il male nel solo Borgo di Gallarate, ma sono forzati a rilevarne un insoffribile danno anche agli altri comuni sulli quali prosiegue a scorrere il medesimo torrente per un letto sempre tortuoso e molto angusto.
Le acque che con facilità in gran coppia si introducono all’intorno di Gallarate non trovando bastevole sfogo, rotto ogni riparo portan seco tutto che impedisce la violenza del loro corso e sormontati i campi dei susseguenti vicini territori li devastano e forman dappertutto un letto giaroso con indicibil danno dei poveri terrieri e loro padroni.
Così apponto è seguito nelli passati giorni 7 e 8 aprile in una gran parte del territorio di Cardano, pieve di Gallarate, sodetto, sul confine dei territori di Arnate, Cassina Verghera e Samarate.
Quindi li Deputati dell’estimo del detto Comune di Cardano, servitori umilissimi di V.A.R. agli esclami dei Possessori e Coloni danneggiati gravissimamente in queste ultime inondazioni si prestano con riverente ricorso ai piedi di V.A.R. umilmente supplicandola voglia degnarsi ordinare a chi s’aspetta acciò prontamente o si proveda in valida sicura forma all’indennità del Territorio dei supplicanti e confinanti territori, o si pensi con altri migliori mezzi alla salvezza del Borgo di Gallarate senza la rovina dei vicini, lo che dal sempre comendevol zelo di V.A.R. li supplicanti implorano e sperano, che della grazia, etc.
- Carlo Oliverio Cardano, primo Deputato dell’Estimo
- Paolo Sirone per il Venerando Luogo Pio della 4 Marie di Milano
- Carlo Felice Moroso deputato dell’estimo”.
Sul retro si legge: “1774, 16 maggio Il Giudice delle Strade informi con suo parere”.
In data 22 giugno il Regio Giudice delle Strade Giuseppe Conte Resta inviò il suo parere.
Precisò che le opere fatte erano necessarie ed aggiunse che “dolgonsi ingiustamente li Deputati dell’estimo di Cardano”.
Infatti secondo il Giudice delle Strade “i possessori dei terreni riparino gli argini e non ne risentiranno alcun pregiudizio.
Se per ingordigia di occupare una quantità maggiore di terreno restringesi il letto del torrente, e se per una riprovevole negligenza si trascurano le riparazioni delle sponde non sarà mai imputabile all’Officio delle Strade l’esito cattivo che ne deriva da una providenza ordinata con piena cognizione di causa e diretta a salvare gli abitanti tutti di un borgo fino ad ora sogetto alle più fatali rovine.
Così facendo li compossessori delle terre delle summenzionate Comunità non avranno a temere i danni che decantano”.
Questo era il pensiero del giudice delle strade, e di questo è stato tenuto conto nella considerazione delle lamentele dei cardanesi che nei giorni 7 e 8 aprile 1774 hanno avuto parte del loro lavoro distrutto dalla ghiaia portata dalla furia delle acque sui loro campi.
Oltre ai danni si dovevano tenere anche la colpa.
Tutta la documentazione relativa a questi fatti si trova all’Archivio di Stato di Milano, Fondo Acque, parte antica, cartella n. 91.
1) Giuseppe Macchi: “Le inondazioni dell’Arno”, Società Gallaratese per gli studi Patri, Gallarate, 1947.
Pier Giuseppe Sironi: “Storie e vicende dell’Arno Gallaratese” in “Rassegna Gallaratese di storia ed arte, 1951, n. 4”.
Stralcio dai ruoli annuali dell’Imposta personale

Anno
Maschi dai 14
ai 60 anni
Maschi oltre
i 60 anni
Maschi minori
di 14 anni
Donne
Esenti
Totale
1770 317 22 235 527 - 1101
1771 317 25 240 563 - 1145
1772 303 28 216 540 - 1087
1773 326 28 216 576 - 1146
1774 320 25 215 560 - 1120
1775 313 26 213 535 - 1087
1776 322 24 242 555 - 1143
1777 336 20 258 569 - 1183
1778 343 21 232 562 - 1158
1779 333 23 221 543 - 1120
1780 330 27 220 560 4 1141
1783 329 37 213 565 3 1147
1784 315 41 202 569 2 1129



Gli abitanti erano dislocati, oltre che nel centro di Cardano, anche nelle 7 cascine che facevano parte di Cardano che erano le seguenti:
- Cassina di Mombello
- Cassina Arsaghi
- Cassina Viscontina
- Cassina di Monterosso
- Cassina Ronco del Moneta
- Cassina del Deserto
- Cassina del Casone
(Archivio di Stato di Milano, Fondo Censo, parte antica, cartella 761).

I Capi Famiglia di Cardano nel 1780

Cognome e nome e numero componenti la famiglia

Aspesi Alessio fu Antonio 3
Aspesi Angelo Maria fu Lodovico 4
Aspesi Antonia 1
Aspesi Carl’Antonio fu Giuseppe 13
Aspesi Carl’Antonio fu Domenico 4
Aspesi Filippo fu Lodovico 5
Aspesi Francesco fu Lodovico 8
Aspesi Giovanni fu Giovanni Pietro 12
Aspesi Giovanni fu Giuseppe 5
Aspesi Giovanni Antonio fu Antonio 3
Aspesi Giovanni Antonio di Gerolamo 10
Aspesi Giovanni Antonio fu Giacomo Antonio 7
Aspesi Giovanni Antonio fu Giovanni Pietro 12
Aspesi Giovanni Battista di Carlo Francesco 6
Aspesi Giovanni Pietro di Carlo Giuseppe 3
Aspesi Giuseppe fu Pietro Antonio 8
Aspesi Giuseppe fu Lodovico 4
Aspesi Marco fu Lodovico 8
Aspesi Pietro fu Antonio 4
Azimonti prete Angelo Maria 3
Barbé Francesco Antonio fu Carlo Giovanni 7
Barbé Giacomo fu Carl’Antonio 4
Barbé Giovanni fu Giuseppe 4
Barbé Giuseppe fu Angelo Maria 8
Bardelli Giovanni Antonio fu Carlo Giuseppe 7
Bardelli Paolo fu Carlo Giuseppe 1
Bellinzaghi Giovanni Francesco 4
Bellinzaghi Giovanni Maria fu Francesco 3
Belloni Domenico fu Carlo Antonio 4
Bellora Alessandro fu Pietro 7
Bellora Andrea fu Giovanni Maria 7
Bellora Angelo Maria 2
Bellora Anna Maria 6
Bellora Carl’Angelo 2
BelloraCarl’Antonio fu Giovanni Maria 6
Bellora Carlo Giovanni fu Antonio Maria 6
Bellora Francesco Antonio di Giuseppe 6
Bellora Francesco di Antonio 8
Bellora Giovanni di Giuseppe 3
Bellora Giuseppe fu Ambrogio 7
Bellora Giuseppe fu Giovanni Maria 5
Bellora Giuseppe fu Pietro Paolo 13
Bellora Gregorio di Anastasio 3
Bellora Paolo fu Ambrogio 5
Bellora Vitaliano fu Giovanni 2
Bellora Borella Paolo fu Giovanni Pietro 6
Bellora Bosoni Carl’Antonio fu Giuseppe 11
Bielli Giuseppe fu Francesco 3
Biganzoli Francesco fu Pietro 6
Biganzoli Gaetano fu Pietro Paolo 3
Biganzoli Giovanni fu Ambrogio 6
Biganzoli Giovanni Maria fu Pietro 6
Biganzoli Giovanni Pietro fu Pietro Paolo 3
Biganzoli Santino fu Pietro Paolo 4
Borandelli Carl’Antonio fu Francesco 7
Biganzoli Giusto fu Antonio Maria 5
Biganzoli Pietro Antonio fu Antonio Maria 3
Bosello Giuseppe fu Stefano 3
Bossi Carlo fu Giovanni della Cassina Arsaghi 9
Bossi Carlo Francesco fu Antonio 5
Bossi Giuseppe fu Antonio 3
Bossi Santino fu Antonio 1
Brunelli Lorenzo 3
Cappelletti Angelo Maria 2
Cappelletti Baldassarre di Angelo Maria 1
Cappelletti Francesco di Angelo Maria 3
Cappelletti Pietro Antonio di Antonio Maria 4
Cardani Antonia 4
Cardani Antonio Maria fu Gerolamo 6
Cardani Carlo Oliverio fu Cesare 3
Carlotti Alessandro fu Giulio 7
Carù Angelo Maria di Giovanni 9
Carù Bernardo fu Antonio, della Cassina Arsaghi 9
Carù Francesco Antonio fu Vittore 4
Carù Paolo fu Antonio, della Cassina Arsaghi 6
Cassinato Gerolamo di Antonio Maria 7
Cassinato Giuseppe fu Francesco 3
Castiglioni Giuseppe fu Bernardo 4
Ceruti Francesco fu Bartolomeo 6
Chierico Giuseppe Maria fu Pietro Maria 4
Colombo Giovanni fu Pietro 3

Colombo Pietro 4
Contini Francesco della Cassina Viscontina 1
Ferrazzi Angiola 2
Ferrazzi Antonia 4
Ferrazzi Carlo Gerolamo fu Giuseppe 3
Ferrazzi Carlo Giovanni di Antonio 13
Ferrazzi Carlo Giovanni fu Pietro 3
Ferrazzi Carlo Giuseppe fu Pietro 7
Ferrazzi Carlo Maria fu Carl’Antonio 7
Ferrazzi Francesco fu Giuseppe 3
Ferrazzi Francesco Antonio fu Pietro 9
Ferrazzi Giovanni di Antonio 5
Ferrazzi Giovanni fu Giovanni Battista 5
Ferrazzi Giovanni Antonio di Antonio Maria 17
Ferrazzi Giovanni Antonio fu Bernardino 2
Ferrazzi Giuseppe fu Pietro 5
Ferrazzi Pietro fu Bernardo 2
Ferrazzi Vincenzo fu Giuseppe 9
Festa Giacomo fu Francesco 6
Galmarini Giovanni di Giuseppe, del Ronco degli Scorpioni 4
Galmarini Macario di Giuseppe, della Cassina Casone 19
Galvalisi Giovanni fu Giuseppe, della Cassina al Deserto 6
Iametti Carlo Giuseppe fu Ambrogio 2
Iametti Giovanni Carlo Antonio 4
Iametti Giovanni Battista fu Angelo Maria 9
Iametti Giovanni Giacomo di Pietro 21
Iametti Marco fu Ambrogio 8
Iametti Natale di Carlo Giuseppe 5
Introini Giovanni Antonio fu Carlo Antonio 5
Luoni Carlo Antonio fu Giuseppe 4
Luoni Giacomo fu Francesco 9
Macchi Giacomo fu Francesco 6
Magnaghi Giovanni di Macario 6
Magretti Antonio fu Giovanni 5
Magretti Giacomo fu Giuseppe 6
Mantegazza Antonio 1
Mantegazza Giovanni di Antonio 4
Martinelli Antonio Maria fu Giovanni 6
Martinelli Francesco fu Giovanni 4
Martinelli Giuseppe fu Giovanni 6
Martinelli Giuseppe Antonio fu Giovanni Battista 2
Mascheroni Francesca 3
Massari Giovanni Battista fu Bartolomeo 4
Mazzucchelli Giovanni Battista di Carlo 7
Morosi Antonio fu Giovanni Battista 10
Morosi Carlo Andrea di Francesco 10
Marosi Carlo Francesco di Carlo Felice 4
Morosi Carlo Giuseppe fu Francesco 2
Morosi Fedele di Antono 3
Morosi Giovanni fu Angelo Maria 5
Morosi Giovanni Ambrogio fu Carlo Giuseppe 5
Oldrini Giovanni Pietro di Carl’Antonio 5
Orlandi Carl’Antonio fu Giovanni 8
Orlandi Carl’Antonio fu Giovanni 3
Orlandi Giovanni Maria fu Giovanni 4
Orlandi Giuseppe fu Giovanni 4
Orlandi Pietro Giovanni fu Carlo Ambrogio 5
Palazzi Angelo Maria fu Giuseppe 5
Palazzi Carlo Giuseppe fu Giuseppe 4
Palazzi Carlo Giuseppe fu Francesco 5
Palazzi Giacomo Antonio fu Paolo Giuseppe 2
Palazzi Giovanni di Carlo Francesco 3
Palazzi Giuseppe fu Carlo 6
Palazzi Giuseppe fu Francesco 3
Palazzi Pietro fu Paolo Giuseppe 7
Paoletti Pietro Giovanni fu Giulio 6
Pasta Pietro di Ambrogio 2
Pedranti Carlo Francesco fu Carl’Antonio 7
Pedranti Francesco Maria fu Carl’Antonio 3
Pedranti Giacomo fu Giovanni Matteo 5
Pedranti Giovanni fu Carlo Antonio 5
Pedranti Giovanni fu Giuseppe 6
Piantanida Andrea fu Carlo Giovanni 3
Piantanida Caterina 2
Piantanida Innocente di Andrea 2
Pistoletti Giovanni Battista 4
Podini Francesco Maria fu Antonio 2
Podini Giovanni Antonio fu Ambrogio 4
Podini Giuseppe fu Giovanni 6
Podini Giuseppe Antonio fu Antonio Maria 4
Podini Pietro fu Francesco Giacomo 7
Porrini Antonio fu Giovanni 5
Porrini Giovanni fu Giovanni 7
Podini Giuseppe Antonio fu Carlo Giuseppe 7
Quadro Carlo di Giovanni Battista 5
Quadrio Gerolamo di Giovanni Battista 3
Quaglia Giovanni Battista fu Giuseppe 6
Rigolio Angelo Maria 4
Rigolio Carlo Francesco fu Pietro 4
Rigolio Carlo Giuseppe fu Carlo Giuseppe 4
Rigolio Giuseppe fu Pietro 4
Rigolio Giuseppe fu Giovanni Antonio 8
Riva Giuseppe fu Giacomo 5
Rossi Carl’Ambrogio di Giovanni 7
Rossini Carlo Giuseppe fu Francesco 7
Rossini Giacomo fu Giovanni 7
Rossini Giovanni Battista fu Francesco 5
Rossini Francesco di Pietro Antonio 3
Rossini Pietro Antonio fu Francesco 6
Ronzi Francesco 7
Ronzi Giovanni fu Carl’Andrea 8
Ronzi Giuseppe fu Giovanni 5
Ronzi Pietro fu Giovanni 2
Sapini Ambrogio fu Andrea 3
Saporiti Francesco Maria di Carlo Giuseppe 5
Saporiti Tommaso fu Andrea 4
Senaldi Antonio di Giovanni Antonio 6
Senaldi Antonio Maria fu Giuseppe 3
Senaldi Carlo Giuseppe fu Giuseppe 2
Senaldi Giacomo fu Carl’Antonio 12
Senaldi Giovanni fu Giuseppe 3
Senaldi Giovanni Antonio fu Giuseppe 10
Sironi Paolo fu Lazzaro, della Cassina Viscontina 9
Stevanetti Francesco fu Antonio 4
Stevanetti Marria fu Antonio 6
Tomasini Carlo Giuseppe fu Francesco 11
Tomasini Felice fu Francesco 5
Tomasini Giovanni fu Francesco 6
Vanoli Gerolamo 1
Vanoli Giovanni Battista di Francesco 6
Vanoli Giuseppe fu Macario 4
Vanoli Giuseppe Antonio fu Giovanni 7
Vanotti Carl’Antonio fu Carlo Francesco 8
Vanotti Giovanni Antonio fu Giovanni Maria 5
Vanotti Giovanni Battista fu Giovanni Maria 2
Vanotti Giuseppe di Carl’Andrea 4
Varalli Gaspare di Antonio, della Cassina di Monte Rosso 3
Varalli Giuseppe fu Giovanni 5
Zocchi Angela 1
Zocchi Carlo Giuseppe fu Carlo Ambrogio 5
Zocchi Giovanni fu Francesco Antonio 6
Zocchi Giovanni fu Giuseppe 4
Zocchi Giuseppe fu Anastasio 6
Zocchi Paolo Giuseppe fu Carlo Giovanni 5

Totale delle famiglie 315
Totale degli abitanti 1.138

Attenzione: i cognomi sono stati scritti nella grafia attuale.
Il documento da cui è stato ricavato l’elenco si trova nell’Archivio di Stato di Milano, Fondo Censo, parte antica, cartella n. 761.

Il nuovo Camposanto

Già dal 1774 a Cardano vi era estrema necessità di avere un nuovo camposanto.
I cadaveri si erano sempre sepolti sotto il pavimento della chiesa di S. Anastasio, ma i 13 sepolcri esistenti erano rovinati ed il fetore era diventato insopportabile tanto che le finestre e le porte dovevano tenersi spalancate sia d’inverno che d’estate.
Il parroco don Giulio Caldara aveva chiesto agli amministratori comunali di provvedere al più presto, ma erano trascorsi 10 anni senza che se ne facesse nulla.
Per la verità i progetti furono diversi, ma per una ragione o per l’altra non andarono in porto.
Si pensò dapprima di rifare pavimento e volta della chiesa di S. Anastasio e di fare un grosso “foppone” all’esterno della chiesa stessa verso la casa dei fratelli Macchi.
Questo primo progetto venne scartato poichè il foppone poteva arrecare danni alla casa dei Macchi e maggiormente perchè il costo preventivato in lire 6710 venne considerato troppo esagerato.
Ci si chiese perfino quale opera d’arte dovesse sorgere per affrontare una tal spesa.
La seconda proposta fu di costruire il nuovo cimitero sul mappale 256 di proprietà del sacerdote Tranquillo Mari.
Il proprietario era d’accordo di cedere l’area richiesta di pertiche 1 e tavole 10, ma quando si seppe che chiedeva lire 630 la pertica le autorità superiori non diedero il consenso.
Si fece notare che il miglior terreno di Cardano lo si vendeva a lire 200 la pertica, 630 lire era impensabile doverle pagare.

Si disse anche che la distanza di questo terreno dalla chiesa di S. Anastasio era troppa, erano 876 “passi andanti”.
Si pensò allora ad un terreno proprietà della parrocchia, quello contraddistinto col mappale 898, ma anche questo che distava dalla chiesa 628 “passi andanti” venne scartato.
Il tempo passava ed il problema aumentava la sua urgenza, vi fu uno scontro tra il sindaco Francesco Aspesi ed il parroco che rileveremo da documenti successivi.
La quarta soluzione era quella di acquistare sul mapale 562 il terreno di proprietà dei consorti Rigolio, questo sembrava il più indicato e distava dalla chiesa “passi andanti” 368.
Erano trascorsi ormai 10 anni ed il tribunale il 4 giugno 1784 ordinò di acquistare il terreno dei Rigolio.
Gli amministratori invece scavarono una grande buca all’interno della chiesa di San Pietro con l’intenzione di costruire proprio lì i nuovi sepolcri.
Fecero tutti i loro progetti: avrebbero levato il vetro da tutte le finestre ad evitare esalazioni nocive, si iniziò una colletta che fruttò subito 731 lire in contanti e la mano d’opera offerta gratuitamente dai “terrieri” (abitanti).
Scrissero al tribunale chiedendo l’autorizzazione (avevano però già scavato il “foppone”) esponendo che sarebbe stato difficoltoso avere dei sepolcri all’esterno poichè essendo quella terra cretosa e dura non sarebbe stato possibile d’inverno effettuare lo scavo.
La richiesta non venne accolta ed in data 24 novembre 1784 il tribunale precettava il sindaco Francesco Aspesi minacciandolo della carcerazione se non provvedeva subito ad eseguire gli ordini ricevuti e cioè l’acquisto del terreno dai consorti Rigolio. Davanti alle minacce gli abitanti dovettero recedere dai loro propositi di avere le sepolture al coperto come era avvenuto sino ad allora ed a malincuore obbedirono.
Il 25 aprile 1785 la Regia Intendenza Provinciale ordinò di indire l’asta per l’esecuzione dei lavori sui quali successivamente venne fatta una perizia (il 17 maggio) da Guglielmo Bossi.
Il luogo ove sarebbe sorto il nuovo camposanto era detto “Strela”.
Intanto le minacce del tribunale per la disobbedienza della comunità si facevano pesanti ed il 21 luglio il parroco Caldara scrisse in favore di coloro che lo avevano maltrattato, anche questa lettera la riporteremo successivamente.
Finalmente il 19 ottobre 1785 l’Intendenza Provinciale approvava l’appalto a favore di Giuseppe Rigolio che avrebe dovuto effettuare i lavori per il corrispettivo di lire 2797 e soldi 15.
Si fece garante per il Rigolio il sindaco Francesco Aspesi (sigurtà). L’impresario cercò di far rimandare l’inizio dei lavori poichè avvicinandosi la brutta stagione non era vantaggioso iniziarli subito.
L’opera ebbe termine alla metà di maggio del 1786, e la sorpresa si ebbe quando il giorno 18 l’ing. Carlo Bellinzaghi che li collaudò disse che non erano conformi ai capitoli.
Il collaudatore propose di atterrarli “spiantando anche le fondamenta” e rifare tutto di nuovo a spese dell’appaltatore Giuseppe Rigolio.

In data 30 maggio il tribunale diede l’ordine di atterramento ed il Rigolio li dovette rifare subito.
Per il povero uomo significava la rovina (ragione o torto che avesse), ma rifece il tutto firmando anche al capitolo 16 del nuovo contratto che avrebbe garantito qualsiasi riparazione gratuitamente per tre anni.
Nell’aprile del 1788 il muro di cinta ebbe infatti bisogno di interventi e si cercò Giuseppe Rigolio per farglieli eseguire.
Non fu possibile poichè l’appaltatore venne trovato “affatto impotente ad intraprendere l’opera” e già dichiarato “miserabile”.
Era dunque fallito, la comunità avrebbe dovuto rivolgersi alla “sigurtà”, al sindaco Francesco Aspesi.
Anche questo non fu possibile per il fatto che l’Aspesi era “profugo in estero paese”.
Non rimase altro da fare che affrontare la nuova spesa e ripartirla fra la comunità.
La somma necessaria fu di lire 317, soldi 19 e denari 6.
Termina qui la documentazione sulla costruzione del nuovo camposanto, in un modo che lascia l’amaro in bocca, una operazione che ha ridotto nella miseria l’appaltatore ed ha fatto scappare all’estero Francesco Aspesi.
In questa storia vorremmo ricordare anche il comportamento del parroco riportando le sue due lettere: nella prima si lamenta per i maltrattamenti ricevuti dal sindaco Francesco Aspesi, nella seconda nonostante questi maltrattamenti intercede perchè non venga carcerato.
Riportiamo i due documenti e chiuediamo un affare che ha fatto soffrire diverse persone, parroco compreso.

“Regio Ducal Magistrato Camerale,
Sono già dieci anni da chè il Curato Giulio Caldara di Cardano Pieve di Gallarate ha sempre instato presso i Signori Deputati dell’Estimo di quella Comunità affinchè fossero construtti i Cimiterj, giusta gli ordini di Sua Maestà, massimamente che i Sepolcri della Chiesa oltre d’essere rovinosi danno una continua insoportabile esalazione, la quale d’Anno in Anno sempre più crebbe a segno che il Parroco suddetto reggere più non può nell’adempimento dei suoi Parochiali doveri, i quali ne giorni Festivi importano la di lui interessenza quasi per tutte le ore del giorno nella Chiesa.
A tanto incomodo s’aggiunge anche quello di dovere esercitare le Sagre Funzioni, sempre a Porte e Finestre spalancate sino nel rigore dell’Inverno, con sensibile incomodo e danno alla salute del Popolo.
Con tuttociò i Signori Deputati malgrado le varie repplicate instanze del parroco con diversi pretesti, ed insusistenti progetti hanno mai sempre procurato di procrastinarne il provedimento ad onta delle Leggi veglianti su tale importante oggetto.
Ora il suddetto Curato vedendosi si fattamente deluso fu in necessità di ricorrere al R.D.M.C. acciò procedesse nel caso.
Esso Magistrato con venerato Suo Decreto ordinò al Regio Cancelliere di Gallarate, perchè unitamente ai Deputati dell’estimo determinassero il Luogo ove construersi il Cimiterio, ma tutto in darno, perchè non piacendo ai Deputati la construzione del Cimitero in quelle forme che le Leggi prescrivono hanno procurato d’intorbidare la pronta esecuzione col titolo insussistente d’una obblazione, colla quale si voleva edificato un Foppone non conforme ai supremi ordini.
In vista di sì intolerabile dilazione rimpiendosi sempre più i Sepolcri per le Morti frequenti seguite dalle putride Febbri cagionate fors’anche dalla pessima esalazione non ha potuto (fare) a meno il Parroco di lagnarsene alla presenza di qualche persona.
Ciò fu tosto rifferito al Sindaco della Comunità il quale applicando a sè, ed ai Deputati si fatte querelle mostrossi assai risentito contro del parroco.
Quindi avvenne che facendosi una pubblica vendita di Grano offerto alla Chiesa incontrossi a caso il parroco col Sindaco, e volendo giustificare la sua condotta e le sue lamentanze, ebbe dal medesimo Sindaco Francesco Aspesi una sgarbata risposta; laonde il parroco non potendo contenere se stesso ributò con qualche calore gli improprj termini del suddetto, e col signor Coadiutore lo rimproverò della sua indolenza rinfaciandoli il considerevole salario inebbitamente contribuitoli dalli Deputati dell’Estimo, e forse gli sarà sfugita una qualche rissentita ed offensiva parola contro dell’Aspesi.
Ma se di ciò viene incolpato ne fu cagione l’Aspesi, che messosi sulle furie lo prevenne con ingiuriosi titoli.
Con tuttocciò spiacendo al parroco l’avvenuta contesa e la disunione degli animi non ha ommesso di tosto procurarne la riconciliazione perchè il giorno seguente, e colla mediazione della più ragguardevole Persona di quel Luogo, e col mezzo di una lettera di sommessione diretta ad uno dei Deputati studiò di rapacificarsi.
Ma tutto in vano, perchè gli avversarj facendola da Giudici inesorabili non accordarono la pace se non a patti che il parroco e il Coadiutore pagassero lire cento cadauno in pena dei loro così supposto delitto, altrimenti avrebbero esposto il caso ai rispettivi Superiori.
In tali circostanze non può (fare) ammeno il parroco di ricorrere al Regio Ducal Magistrato Camerale acciò si degni accettare questa sua sincera rappresentanza a giustificazione del suo opperato, e destinare la Delegazione nella Persona del Regio Vicario del Seprio di Gallarate acciò venga eseguita la pronta costruzione del Cimiterio, che della grazia etc.
Prete Giulio Caldara
Parroco di Cardano

“Regio Ducal Magistrato Camerale,
Ritrovasi il parroco di Cardano pieve di Gallarate, umilissimo Servitore del R.D.M.C. nella deplorabile condizione di vedere il proprio suo popolo privo di quiete d’animo che constituisce il benessere e la felicità comune.
Con il venerato decreto del 24 scorso novembre ed anno venne dal suddetto rispettabile Tribunale ordinato alla Comunità di Cardano perchè si passasse a prontamente farne construere in detto Territorio il Cimitero giusta i veglianti sovrani comandi.
Questo sarebbesi eseguito sull’istante se il medesimo popolo non fosse stato provocato a segno delle continue derisioni de terrieri vicini perchè dovesse passare suo malgrado all’adempimento suddetto.
Ingannati adunque da sì strana idea passò il popolo tutto a formare in un Oratorio, fuori però dall’abitato, un profondo e vasto cavo a proprie fatiche e spese, onde così effettuare il meditato Foppone.
Giustamente s’oppose il Regio Vicario di Gallarate e con precetto ordinò a Deputati dell’estimo e sindaco della comunità perchè desistesse dalla si già inoltrata opera, sì come fecero sul momento senza minimo tumulto. Sentito il popolo del proprio commesso fallo, ed obbediente agli ordini del Giudice, pose fine all’esecuzione accennata e tosto quei depuatti dell’estimo passarono a far l’acquisto dai consorti Rigoli del fondo dal Regio Ducal Magistrato Camerale destinato per farvi il cimitero.
In oggi però il popolo comprende di qual gravezza sia la mancanza usata, e tutto pieno di sommissione, prostrati avanti al Regio Tribunale chiedono perdono e pietà, ed il Parroco non meno colmo di grave cordoglio nel vedere il suo popolo in una fatale desolazione dell’errore fatto, crede l’un proprio di lui dovere di ossequiosamente supplicare la clemenza del Regio Ducal Magistrato Camerale di perdonare al suddetto popolo la colpa commessa proveniente soltanto da effetto d’ignoranza e non da spirito maligno d’opporsi alle Leggi alle quali ciascuno deve essere, e rispettoso ed obbediente esecutore.
Che della grazia, etc.
Ut Deus
Prete Giulio Caldara
Parroco di Cardano
21 giugno 1785”

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