News
Newsletter Pro Loco
Iscrivetevi per essere sempre aggiornati sui corsi ed iniziative
Eventi, corsi, news Pro Loco


Ricevi HTML?
Grazie per la registrazione

Ricordi
Iscriviti
Diventa un nostro sostenitore



Seguici su Facebook

PostHeaderIcon Maschera di Cardano

L’idea

(perché bandire il concorso – selezione dei progetti)

 

Tra i compiti delle Pro Loco c’è  la riscoperta e la valorizzazione delle tradizioni locali.

C’è anche quello di favorire l’aggregazione della comunità locale in modo che, insieme, si possa riscoprire la propria storia comune e riconoscere la propria identità.

Tutto questo si può coniugare e riassumere in una maschera che sia la sintesi di caratteri peculiari della comunità e si rifaccia a usi e costumi diffusi nel proprio passato più o meno recente.

E’ con questo intento che il  Consiglio direttivo della Pro Loco hanno indetto un concorso per ottenere suggerimenti.

E’ stata diffusa la notizia e si è posto il termine del 30 novembre per la presentazione di proposte. Ne sono giunte 17.

I soggetti e i temi proposti sono stati assai vari e sono state proposte sia maschere singole, sia coppie di maschere.

Per scegliere la proposta più idonea si è costituita una giuria composta da:

-       Milena Melato – vicepresidente Pro Loco;

-       Luigi Dozio – consigliere Pro Loco;

-       Viviana Ferrazzi – socia della Pro Loco.

 

Si elencano i suggerimenti pervenuti:

 

-       Nobildonna Puricelli Guerra;

nobildonna

-       Parpuja;

 cazapa

-       Ul Sancarlin e la Fidighina;

gioachin             

-       Ul Bigatt e la Mora;

ulbigat              mora

-       Ul Buta;

buta

-       La Zubina;

agricoltrice

-       Ul Cargiuan;

 carugan

-       Ul Burlot;

burlot

-       Ul San Gratun;

sangaetan

-       Ul Cazapa e la Cazapa;

 scancarlin

-       Ul Bauscia;

bauscia

- Ul Basleta

basleta

-       Ul Margasc e la Loa;

masgusc 

- Ul Furmentun e la Miagheta;

            furmentun

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-       I Fulcitt da Cardan;

fulcit

-       Magundat;

mago

-       Ul Strascerel da Cardan;

strascell

-       Ul Basili;

 agricoltore

-       Ul Togn e la Letizia.

togn

 

E’ stata scelta la coppia “Ul bigatt e la Mora”

 

 

La maschera

(descrizione del costume – motivazione delle scelte)

 

Ul Bigatt ha una veste bianco/beige in un pezzo unico. Ha spalle strette e rigonfiamenti all’altezza delle cosce, come i pantaloni da cavallerizzo. Il pantalone si ferma  all’altezza del ginocchio, senza arricciatura o risvolti. Il collo è assente o può essere “alla coreana”. Le maniche sono lunghe, lievemente arricciate all’imboccatura e strette ai polsi, senza polsini. E’ arricchita con due grossi bottoni neri. Le calze sono nere e lunghe e le scarpe sono pianelle leggere.

Completano l’abito un cappellino a papalina verde, sulla sommità del quale sono ricavati due cornini  e un mantello. Il mantello deve essere lungo fino a terra e piuttosto rigido, con alto collo inamidato. Non deve essere ampio ma coprire, in modo avvolgente, solo le spalle. E’ diviso in tre segmenti: uno bianco, uno verde, uno nero. La particolarità che lo rende simile alla livrea del baco da seta è una piccola appendice  applicata di lato.

La mora ha una acconciatura imponente di capelli nerissimi costituita da tre trecce appuntate a chignon sulla sommità del capo e ai lati, sopra le orecchie. Ha un abito che può essere lungo o corto, composto da una gonna e da un corsetto. Le maniche sono “a palloncino”. Sull’abito sono applicate delle “more” fatte con seta o velluto.

Completa l’abito un mantello verde, particolarmente avvolgente, sui cui bordi sono applicate delle foglie in raso verde.

 

Il bigatt: è il baco che veniva allevato nelle case cardanesi per  integrare le scarse entrate familiari.

Tra il 700 e l’800 quasi tutte le famiglie destinavano un locale, possibilmente aerato e asciutto (verosimilmente il solaio), all’allevamento dei bachi da seta. Veniva predisposto un letto di foglie di gelso, sulla cosiddetta “taula di bigatt”, delle quali foglie di gelso i bachi si cibavano e sulle quali riposavano e formavano il bozzolo che poi veniva venduto alle industrie locali, le quali, dopo vari procedimenti, ottenevano il filo di seta.

La mora: è il frutto de gelso che, in dialetto si dice appunto “murun”.

E’ a partire dalla metà dell’800 che la bachicoltura si intensificò nelle nostre zone: i contadini di Cardano acquistavano, probabilmente al mercato di Gallarate un’oncia (pari a 27 grammi) di uova (circa 40.000 unità). Per allevare i bacolini nati dall’iniziale oncia di uova necessitavano ben 762 Kg. di foglie di gelso.

Dal Catasto Teresiano si sa che, nel 1756, a Cardano erano censite 3044 piante di gelsi. Si noterà che, all’epoca, insieme a terreni e fabbricati erano censite anche le piante di gelsi. Il gelso, come già accennato, da noi era chiamato “murun” e veniva coltivato sulla collina della Viscontina, per ciò detta “murunada”.

In molti casi nella zona, grosso modo, corrispondente alla Regio Insubrica, ai gelsi si facevano aggrappare le viti e così si confondevano i pampini con le foglie dei gelsi.

Questa pratica risultava diffusa a Malnate, a Saronno, a Busto, a Milano, a Portovaltravaglia  e persino nella vicina Svizzera. In questo modo si poteva affermare che, per esempio a Milano “A Milan anca i murun fan l’uga”.

Vista la abbondanza di gelsi a Cardano, avrebbero potuto sicuramente essere utilizzati come sostegno, ove si fosse voluto coltivare anche la vigna: sarebbe sicuramente motivo di orgoglio poter affermare “ a Cardan anca i murun fan l’uga”.

Le ragioni della scelta

1. il bigatt è la  rappresentazione umanizzata del baco da seta, come la mora è la rappresentazione in veste femminile del frutto del gelso. La mora è anche una donna dalla pelle scura e si può giocare sul doppio significato della parola.

Come per Il Tarlisu e la Bombasina di Busto si propone la trasposizione di una cosa, in quel caso due tipi di tessuto, nella proposta in oggetto si tratterebbe di un bruco e un frutto.

2. la notevole diffusione delle piante di gelso, quantomeno fino all’800, sono una nota distintiva del territorio cardanese, molto più che in altri luoghi dove le coltivazioni erano rivolte principalmente ad altri prodotti. Anche l’allevamento dei bachi da seta era una attività diffusissima a Cardano, come è testimoniato dalla sua storia. E’ parso così di sintetizzare gli elementi distintivi della tradizione agricolo-economica di Cardano.

Dall’enciclopedia italiana Grolier

Gelso

Gelso è il nome comune con cui si indicano una decina di specie arboree o cespugliose appartenenti al genere Morus, della famiglia delle Moracee.

I gelsi, che sono originari soprattutto delle zone temperate dell’emisfero Nord, presentano foglie variabili, cioè foglie che, pur trovandosi sullo stesso albero, mostrano forme diverse. Vengono coltivate per i frutti eduli e il loro fogliame è l’elemento favorito dal baco da seta. I gelsi sono alberi decidui che presentano la tipica corteccia screpolata. I fiori, piccoli, sono portati in infiorescenze (spighe o amenti), formati da fiori tutti dello stesso sesso. Ciascun fiore femminile maturo si trasforma, dopo la fecondazione in un frutto (pseudodrupa) circondato dai numerosi sepali carnosi del fiore. I piccoli frutti di ciascun grappolo femminile sono fitti e parzialmente uniti, formando una singola mora. La polpa del frutto del gelso, densa, dolce e succosa è di difficile conservazione allo stato naturale: pertanto viene conservata sotto forma di gelatina e di conserva alimentare. Il M. alba è originario della Cina e può raggiungere un’altezza di 15 m.: le foglie vengono spesso usate per l’alimentazione del baco da seta.

 

ELENCO PROPOSTE PER LA MASCHERA DI CARDANO

 

 Proposta n. 1: NOBILDONNA PURICELLI GUERRA

– maschera singola, femminile

 

Nel 1810 la famiglia Puricelli Guerra acquisì la proprietà dell’ex convento e una nobildonna appartenente alla stessa famiglia posò per  l’affresco della Madonna delle fragole.

La raffigurazione venne eseguita a ricordo di un miracolo operato a Cardano dalla Madonna per salvare due fanciulle.

L’effige della Vergine occhieggia dall’angolo di Via Porranno.

 

(proposta di Mariella Aspesi  collegata al libro “Preghiere dipinte”)

 

 

Proposta n. 2: PARPUIA – maschera singola, maschile

 

Per lo scavo del canale Villoresi, compiuto nel 1886 e la centrale idroelettrica di Vizzola Ticino, inaugurata nel 1801, agricoltori cardanesi accettarono di lavorare come operai.

Il Parpuia è il prototipo del sempliciotto in grado di eseguire solo compiti esecutivi.

 

(proposta di Testa Fabio)

 

Proposta n. 3: UL SANCARLIN E LA FIDIGHINA

 – coppia di maschere, maschile e femminile

 

Sancarlin: è l’antico formaggio diffuso in tutta la Regio Insubrica, molle  e ricco di pepe, altre spezie e erbe, dal caratteristico colore verdognolo e dal gusto particolarmente forte per effetto, in particolare, della robusta presenza di aglio.

Il nome rimanda alla figura dell’arcivescovo milanese San Carlo Borromeo e, in particolare, al suo carattere burbero. L’asprezza caratteriale, mutatis mutandis viene richiamata per significare l’asperità di questa formaggella.

Fidighina: nota anche come “fidighela”, è la mortadella “de fidig”, cioè di fegato,  confezionata in modo da conservare e poi consumare nel tempo uno degli organi interni degli animali. E’ un tipico esempio di come, nell’economia contadina, nulla venisse sprecato delle bestie macellate. Tale prodotto era diffuso nella società contadina, non solo nella Regio Insubrica.

Le ragioni della scelta:

1. appare molto difficile individuare per Cardano al Campo, una singola o una coppia di maschere, traendole dalla cultura e dalla tradizione specifiche del luogo. La tradizione contadina locale non ha espresso figure caratteristiche legate a particolari produzioni, essendo comuni a quelle di una larga plaga. La tradizione industriale e operaia hanno, al contrario, dato luogo a produzioni prevalentemente tessili, le quali non possono peraltro dirsi prettamente caratterizzanti del paese, essendo diffuse in tutto il vicino Alto Milanese. Non è un caso che Busto Arsizio, mancando di una maschera storica, non molti anni or sono, si sia “inventata” una coppia di maschere che fa indubbiamente riferimento alla tradizione tessile – Tarlisu e Bumbasina – peraltro molto più pregnante, quest’ultima tradizione, in Busto Arsizio piuttosto che in Cardano al Campo.

Mancando un riferimento alla tradizione e alla storia fortemente caratterizzante, può apparire giustificato il ricorso alla tradizione culinaria, ancorché anch’essa non espressamente tipica del luogo. Del resto, anche Gallarate ha compiuto una scelta del genere, con le maschere “inventate”, da non molto tempo, di Re Risotto e Luganeghetta. Per inciso, si osserva che a Cardano al Campo, in fatto di tradizione culinaria, un riferimento molto noto è quello del riso, nella tradizione del chicco o dei chicchi apposti sul risvolto della giacca in occasione della tradizionale festa patronale del Cilostar di metà gennaio (Sant’Anastasio): un riferimento che, tuttavia, non sembra opportuno raccogliere sia perché di difficile traduzione sul piano della realizzazione costumistica, sia perché non si presterebbe a una traduzione di coppia (maschio e femmina).

2. Sancarlin e Fidighina potrebbero invece essere meglio utilizzati sia perché rappresentano due elementi della tradizione popolare sicuramente diffusi anche a Cardano al Campo, sia perché offrono il destro a una creatività costumistica di coppia, circostanza questa che consente di arricchire la maschera carnevalesca come avvenuto nella altre vicine località ricordate.

3. Sancarlin e Fidighina, inoltre, ripropongono in maniera originale anche la particolarità delle spirito carnevalesco, spirito ineluttabilmente canzonatorio, abbinando sostantivi che in qualche modo rimandano all’antitesi tra sacro e profano.

4. Sancarlin evoca le merende in Brughiera celebrate da compagnie di cardanesi nei mesi estivi, quando il trovarsi tra amici all’ombra delle robinie era pressoché l’unico modo di trascorrere le ferie estive, chiacchierando, parlando dei risultati delle partite di calcio e giocando a carte. Molti cardanesi, non proprio delle ultime generazioni, si riconosceranno in queste maschere. E’ documentato infatti che sulla strada per Malpensa si trovava la “Baraca dul Mangia Lard”, ritrovo rustico per cacciatori e raccoglitori di funghi. C’erano anche la “Cabana dul Zan Zuc” e, più avanti, le baracche “Dul Togn e la Letizia”, specialisti nel servire Sancarlin, “pescieu” di maiale, “anciuèe”, eccetera.

5. Fidighina ricorderà sicuramente alle tante massaie l’epoca in cui tale prodotto veniva acquistato in macelleria per contribuire a realizzare economie domestiche.

 

In definitiva, pur nella consapevolezza che le maschere proposte non hanno – né potrebbero comunque avere – attinenza con una specifica tradizione cardanese, pare che le stesse possano possedere invece una originalità in quanto, seppure appartenenti alla tradizione gastronomica non solo cardanese, non risultano essere state utilizzate in altre località del circondario.

 

(proposta e documentazione di Mauro Luoni)

 

Proposta n. 4: UL BIGATT E LA MORA

– coppia di maschere, maschile e femminile

 

Il bigatt: è il baco che veniva allevato nelle case cardanesi per  integrare le scarse entrate familiari.

Tra il 700 e l’800 quasi tutte le famiglie destinavano un locale, possibilmente aerato e asciutto (verosimilmente il solaio), all’allevamento dei bachi da seta. Veniva predisposto un letto di foglie di gelso, sulla cosiddetta “taula di bigatt”, delle quali foglie di gelso i bachi si cibavano e sulle quali riposavano e formavano il bozzolo che poi veniva venduto alle industrie locali, le quali, dopo vari procedimenti, ottenevano il filo di seta.

La mora: è il frutto de gelso che, in dialetto si dice appunto “murun”.

E’ a partire dalla metà dell’800 che la bachicoltura si intensificò nelle nostre zone: i contadini di Cardano acquistavano, probabilmente al mercato di Gallarate un’oncia (pari a 27 grammi) di uova (circa 40.000 unità). Per allevare i bacolini nati dall’iniziale oncia di uova necessitavano ben 762 Kg. di foglie di gelso.

Dal Catasto Teresiano si sa che, nel 1756, a Cardano erano censite 3044 piante di gelsi. Si noterà che, all’epoca, insieme a terreni e fabbricati erano censite anche le piante di gelsi. Il gelso, come già accennato, da noi era chiamato “murun” e veniva coltivato sulla collina della Viscontina, per ciò detta “murunada”.

In molti casi nella zona, grosso modo, corrispondente alla Regio Insubrica, ai gelsi si facevano aggrappare le viti e così si confondevano i pampini con le foglie dei gelsi.

Questa pratica risultava diffusa a Malnate, a Saronno, a Busto, a Milano, a Portovaltravaglia  e persino nella vicina Svizzera. In questo modo si poteva affermare che, per esempio a Milano “A Milan anca i murun fan l’uga”.

Vista la abbondanza di gelsi a Cardano, avrebbero potuto sicuramente essere utilizzati come sostegno, ove si fosse voluto coltivare anche la vigna: sarebbe sicuramente motivo di orgoglio poter affermare “ a Cardan anca i murun fan l’uga”.

Le ragioni della scelta

1. il bigatt è la  rappresentazione umanizzata del baco da seta, come la mora è la rappresentazione in veste femminile del frutto del gelso. La mora è anche una donna dalla pelle scura e si può giocare sul doppio significato della parola.

Come per Il Tarlisu e la Bombasina di Busto si propone la trasposizione di una cosa, in quel caso due tipi di tessuto, nella proposta in oggetto si tratterebbe di un bruco e un frutto.

2. la notevole diffusione delle piante di gelso, quantomeno fino all’800, sono una nota distintiva del territorio cardanese, molto più che in altri luoghi dove le coltivazioni erano rivolte principalmente ad altri prodotti. Anche l’allevamento dei bachi da seta era una attività diffusissima a Cardano, come è testimoniato dalla sua storia. E’ parso così di sintetizzare gli elementi distintivi della tradizione agricolo-economica di Cardano.

 

(proposta e documentazione di Patrizia Passerotti)

 

 

Proposta n. 5: UL BUTA – maschera singola, maschile

Oppure UL BUTA E LA MIASCIA – coppia di maschere, maschile e femminile

 

Un panificatore cardanese detto “Ul Buta” confezionava un panettone povero, impastando con acqua e farina, avanzi di dolci natalizi e noci.

Il nome, che significa botte, deriva dal fatto che, oltre a vendere il pane, il soggetto smerciava anche il vino, contenuto in una botte.

La nota curiosa è che questa botte era posizionata sopra un albero per facilitare la discesa del vino che, nel secolo scorso, veniva venduto sfuso e, a volte, anche a bicchieri.

Il panettone povero che recentemente si è proposto come “duz da Cardan”, non ha ancora un nome preciso e potrebbe esserle assegnato quello di “miascia”. Questo termine individua, nella provincia di Varese, appunto un dolce casalingo della cucina povera.

 

Il Buta è un personaggio ancora noto  a Cardano e potrebbe essere degno di rappresentare il tipo dell’agricoltore-negoziante assai diffuso  che, a cavallo tra l’800 e il ‘900 caratterizzò la società cardanese. In quell’epoca si assisteva all’abbandono della campagna per impiegarsi nelle industrie che crescevano e prosperavano grandemente nella nostra zona. Tuttavia l’abbandono della campagna fù graduale e sofferto: molti, pur lavorando negli stabilimenti di Gallarate, continuarono a coltivare la terra. Il Buta, in questo senso era privilegiato perché riusciva a fare commercio dei suoi prodotti ed essere imprenditore di se stesso.

 

(proposta di Ghiringhelli Virginia nata dall’osservazione del “Tacuin da Cardan”)

 

Proposta n. 6: LA ZUBINA – maschera singola, femminile

            (proposta anonima)

 

 

Proposta n. 7: UL CARGIUAN – maschera singola, maschile

            (proposta anonima)

 

 

Proposta n. 8: UL BURLOT – maschera singola, maschile

                                                               (proposta di Marana Angelo)

 

 

Proposta n. 9: UL SAN GRATUN – maschera singola, maschile

                                                               (proposta di Testa Carlo)

       

 Proposta n. 10: UL CAZAPA E LA CAZAPA

– coppia di maschere, maschile e femminile

 (proposta anonima)

 

Proposta n. 11: UL BAUSCIA – maschera singole, maschile

 (proposta anonima)

 

Proposta n. 12: UL BASLETA – maschera singola, maschile

                                                             ( proposta di Milani Matteo)

 

Proposta n. 13: UL MARGASC E LA LOA oppure

                        UL FURMENTUN E LA MIAGHETA

        - coppia di maschere, maschile e femminile

                                                      (proposta di Testa Enrica)

 

 

Proposta n. 14: I FULCITT DA CARDAN – più soggetti, maschili

 

Vedi il numero unico del 1989 del Comune di Cardano. La parola significa inganni.

 

 

Proposta n. 15: MAGUNDAT – maschera singola, maschile

 

E’ il nome prima della conversione di Sant’Anastasio. Faceva il mago in oriente.

  (proposta anonima)

 

Proposta n. 16: UL STRASCEREL DA CARDAN – maschera singola, maschile

 

 

“Prima da la guera

Ul strascè pusè famus

L’era ul strascerel da Cardan

Al veniva giò anca a Galarà

Cul so carett

Sempar cunt ul vestì frust

E un capelasc,

Na damigiana da conegrina

Par sbiancà i pagn,

e in cambi al purtava via

calzun rott

gulfitt cunt dent la camula

rotamm, ramitt, padelott sbusà.

Un quai ann dopu

Al aveva un asnin

A tirà ul carett

E sempar al continuava ul so mistè

In gir par i stà.”

 

Poesia tratta dai numeri unici.

 

 

Proposta n. 17: UL BASILI –maschera  singola, maschile

 

 

 

“..la baraca dul Basili,

l’era propri un toch d’as

tegnù su cui cavalet …

” Dal “Tacuin da Cardan”

 

 Proposta n. 18: UL TOGN E LA LETIZIA – coppia di maschere, maschile e femminile

 

“.. ghea i baracc dul Tgn e la Letizia, che dava via Sancarlin, pesciò da maiol sota asèe, anciuè e altar robb incsì ..”

 

” Dal “Tacuin da Cardan”