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gerolamo cardano

Prefazione

A cinquecento anni dalla nascita, avvenuta a Pavia il 24 settembre 1501, la ProLoco, con questa pubblicazione, intende ricordare Gerolamo Cardano, una delle figure più straordinarie e controverse del Rinascimento.

Nasce da una nobile ed antica famiglia, proveniente da Cardano, divenuto in seguito Cardano al Campo per distinguerlo da Cardano (BZ) e Cardana di Besozzo (VA).
Fu medico, matematico, inventore di macchine e marchingegni, astrologo ed interprete altresì di sogni ed oroscopi, inventore del giunto cardanico.
Forse, mai come per questo personaggio, si può affermare che essere un genio è una nomea pagata tra gratificazioni certamente, ma anche tante sofferenze per le vicissitudini famigliari e per le insidie e gelosie. E pure per quel suo proporsi un po' come scienziato e un po' come stregone.

Sono grato alla Collana "Galerate", per la collaborazione data per la realizzazione di questa pubblicazione, a ricordo dell'illustre figlio di Cardano, che ne onora il ricordo.

Cardano al Campo, dicembre 2001
Enzo Milani
Ex Presidente Pro Loco Cardano al Campo


Gerolamo Cardano: "Io mi ero proposto uno scopo difficilissimo e cioè quello di comportarmi secondo i dettami della saggezza ".

"Gerolamo Cardano, ovvero un seme nel tempo": cosi' intitolava, nel secolo scorso, il suo volume su questo personaggio, l'autore, Orazio Martino.
Nel cinquecentesimo della nascita e' parso opportuno ribadire, con un sintetico studio, la figura di Gerolamo Cardano, uomo del Rinascimento.
Non a caso citiamo questo periodo perché nel Rinascimento e' insita una complessità di lineamenti che, negli incroci delle prospettive si confondono o si mescolano in modo incredibile, dal raffinato al gaglioffo, le opere dell'arte e del pensiero, le lotte politiche, le eversioni religiose, le violenze collettive e individuali, i pionierismi e le audaci scoperte e invenzioni, cosi' ricche di semi per l'avvenire.
Vi si incontrano, sottolineava lo stesso Orazio Martino, spesso accomunati insieme, motivi che possono sembrare inconciliabili: la superstizione e la scienza, la fantasia precorritrice di un mondo nuovo e lo scetticismo amaro e senza speranza, il rigorismo religioso più intransigente e gli abissi di umiliazione morale, spesso rovesciabili in vertici di coraggio e di martirio.
Questo inquieto sforzo polemico tra il passato e l'avvenire, in particolare le ispirazioni e gli impulsi hanno avuto un segnalatore accorto e sensibile proprio in Gerolamo Cardano.
E' dunque non solo dovere, ma alto e irrinunciabile interesse del nostro tempo, disporsi a "interrogare il testimone" Gerolamo Cardano.
Che penso' con tanta speranza ai tempi venturi e ad essi, con infaticabile lena, indirizzo' quella vera e propria montagna di manoscritti che si venne accumulando sopra il suo tavolo fino agli ultimi mesi dell'esistenza.

La madre, Clara de Micheriis, Clara Miceri, vedova con tre figli, dopo ripetuti, infruttuosi, tentativi d'aborto, lo aveva dato alla luce, nella vergogna e nel dispetto, il 24 settembre 1501.
Aveva concepito Gerolamo a seguito di una relazione con il giuresperito Bonifacio (Fazio) Cardano, proveniente da quel piccolo paese che allora si chiamava solo Cardano. Qui possedeva varie proprietà, ereditate dagli avi. Giurista illustre, Fazio aveva insegnato a Pavia e a Milano e fra i suoi più importanti antenati figura Milone Cardano, arcivescovo di Milano dal 5 dicembre 1187 al 16 agosto 1195, anno della morte.
Fazio incontra Clara presso la famiglia del di lei defunto marito: incontro "galeotto" e per sottrarre la donna recriminante al disonore del parentado, la trasferisce a Pavia, dove la fa ricoverare presso una famiglia patrizia di sua conoscenza.
Jeronimo, o Hieronimo, o Gerolamo, frutto della vergogna, viene al mondo e avverte ben presto le prime mortificazioni, ridotto infatti nelle mani degli impietosi genitori come l'oggetto di un iroso scambio di colpa. Apprenderà poi la propria, disonorante, qualifica di bastardo.

Come detto, la madre Clara Miceri non era la sposa del padre e questo fatto avrà non lievi conseguenze sulla carriera di Gerolamo che, comunque, fu avviato agli studi medici all'Università di Pavia: studi sospesi nel 1523 per la guerra tra Francesco I di Francia, che non voleva rinunciare ai suoi pretesi diritti sul Ducato di Milano, e l'imperatore Carlo v, studi conclusi nel 1526 a Padova.
Gerolamo Cardano, neolaureato, si sistema a Saccolongo, nel Veneto, ma sente il richiamo della Lombardia, soprattutto di Milano. Desiderio mortificato dal Collegio dei medici della città che gli nega il riconoscimento ufficiale all'esercizio della professione, perché figlio illegittimo. Quanta amarezza e Gerolamo Cardano si rifugia a Gallarate, abbandonando momentaneamente le arti sanitarie per dedicarsi alla matematica. 
E' del "nostro" la soluzione dell'equazione di quarto grado, detta "soluzione cardanica", come l'ideazione del famoso "giunto cardanico ", vale a dire della maniera di ottenere mediante anelli concentrici quella sospensione costantemente perpendicolare applicata, per esempio, all'albero di trasmissione delle automobili.
Tutto ciò gli consente, nel 1537, di ottenere l'insegnamento della matematica presso le Scuole Piattine di Milano e di riprendere anche la professione medica nella capitale, dove diventa archiatra di illustri famiglie, fra cui, soprattutto, quella dei Borromeo.

Fu proprio l'appoggio dei Borromeo ad ottenergli il beneplacito del Collegio dei medici, essendosi, nel frattempo sposati i genitori di Gerolamo.
Il quale Gerolamo, come apprendiamo dalla rivista di attualità, studi e documentazione "Civiltà Ambrosiana ", rivelo' precocemente le sue doti speculative e scientifiche. Precorse la moderna sieroterapia, preconizzo' le conquiste della vaccino terapia, intuì la funzione detossicante del fegato.
Essendosi in altre occasioni affennato nel campo della medicina, il Cardano aspirava ad un ritorno accademico all'Università di Pavia, dove aveva studiato e dove, a soli 24 anni, era stato eletto dai suoi compagni "rettore" degli studenti. Ma, contemporaneamente, era assalito da dubbi se trasferirsi, o meno, sulle rive del Ticino.
Premonizione? Fu il crollo di una parte del tetto della casa in cui abitava a decidere il tutto. Gerolamo decise, rimasto miracolosamente incolume, per una nuova sistemazione.
Ottenne una cattedra presso la Facoltà di Medicina, ma trovo' il modo, attaccabrighe impenitente, di inimicarsi l'intero ambiente medico pavese. Siccome le disgrazie non vengono mai sole ecco il tragico seguito: perde l'affettuosa moglie Lucia Bandareno, che aveva sposato a Saccolongo (provincia di Padova), la maggiore dei sette figli di Altobello Bandareno, capitano delle milizie venete; poi vede condannato alla decapitazione il figlio Giambattista reo di uxoricidio e, alla fine ammalato di gotta, comincia a manifestare segni di alienazione mentale.

Non solo: i medici di Pavia gli resero la vita impossibile, accusandolo in particolare di rovinare gli studenti, insegnando loro, asserivano, concetti errati. Fu la solitudine, in una casa metà laboratorio alchimistico e metà serraglio, con una incredibile presenza di lepri, capretti, cicogne.
E alla notte, fino all'alba, scoppiavano risse, e balenavano coltelli, con gente di dubbia reputazione con cui giocava a dadi e scacchi. Ma Gerolamo Cardano, che pazzo poi non era, riusciva a distinguersi anche in pubbliche dispute scientifiche.
Fece notizia, si direbbe oggi, la tenzone matematica con Niccolò Tartaglia, celebre è il suo triangolo, disputata a Milano nel chiostro degli Agostiniani di San Marco. Tartaglia lo aveva accusato di plagio nella soluzione dell'equazione di quarto grado: Niccolò perse la tenzone, anche perché Gerolamo aveva saputo da Giovanni di Collio, allievo del Tartaglia, che quest'ultimo conosceva soltanto la soluzione della equazione di terzo grado, ma non di quella di quarto e quindi poté svergognarlo pubblicamente.
E come non ricordare la disputa, a Pavia, con Antonio Camuzio, emulo del Cardano (su cui scriverà un 'opera critica nel 1563) su argomenti filosofici.

La gotta lo lascio', in seguito, abbastanza in pace e con animo e fisico più sereno pensò bene di ammorbidire il suo carattere. Almeno in parte. Ecco che la fama del "protomedico" Cardano cresce di anno in anno.
Nel 1552 viene chiamato in Scozia per curare John Hamilton, arcivescovo di Edimburgo, fratello di James Hamilton, reggente durante la minore età di Maria Stuarda, e nel viaggio di ritorno fa tappa anche al capezzale di Edoardo VI, re di Inghilterra, detto "Defensor fidei".
Dieci anni più tardi, Gerolamo Cardano riceve l'invito ad insegnare a Bologna: nella città felsinea viene accolto con grande entusiasmo, nominato cittadino onorario e professore universitario. Ma siccome il lupo perde il pelo, ma non il vizio, riaffiora il suo carattere imprevedibile.
Litiga con il vecchio professor Fracanziano, cui non risparmia frecciate tipo "ne uccide più la lingua che la spada", si inimica i colleghi medici bolognesi, quando lancia loro una clamorosa sfida.
Si impegna, cioè, a prendere in cura e guarire qualsiasi ammalato da loro considerato "irrecuperabile". il vaso e' colmo, la città si riempie di epigrammi e satire al suo indirizzo e si arriva a farlo gettare in carcere, accusando lo di eresia.

Bisogna sapere che Bologna faceva parte dei domini della Chiesa e da poco era salito al soglio pontificio, con il nome di Pio V, il cardinale Antonio Ghisleri, già domenicano, che dal 1558 aveva ricoperto l'ufficio di Grande inquisitore in Italia.
Il nuovo Papa aveva pertanto dato subito ordini precisi affinché l'opera dell'Inquisizione venisse intensificata. Uno dei compiti del Santo Ufficio era proprio quello di, citiamo, "Badare che dalle cattedre non si bandissero idee o insegnamenti sospetti o perniciosi e di provvedere alla revisione dei libri posti in circolazione. "
Gerolamo Cardano fu incarcerato per ordine del Santo Ufficio; venne scarcerato a distanza di due mesi, dopo aver scritto una lettera diretta appunto a Pio V; nella quale si impegnava a non insegnare pubblicamente nelle terre della Chiesa, ne' verbalmente, ne' con opere a stampa.
Gli stessi avversari di Gerolamo Cardano, anticipatore d'altra parte di Galileo, Copernico, Keplero, Newton e Cartesio, non erano stati con le mani in mano per metterlo in cattiva luce.
Non si conoscono gli atti del processo a suo carico, ma e' noto invece che molti dei contemporanei, con i quali intratteneva rapporti scientifici epistolari, erano nordeuropei protestanti. Si sa pure che Gerolamo aveva scritto non poche pagine anticonformiste anche sotto il profilo religioso. Tra l'altro, colmo dei colmi, si viene a sapere che, come astrologo, aveva persino osato trarre l'oroscopo di Gesù Cristo, attribuendone la divina missione all'influsso astrale.

Siamo ormai alle ultime 'pagine' della vita di Gerolamo Cardano, di cui, nel 1993, si era occupato, con un inserto speciale, anche il periodico comunale cardanese.
Dunque siamo in...carcere. L'illustre medico e' costretto a redigere un 'autobiografia in propria discolpa. Viene scarcerato, ma, costretto fra le mura di casa (gli attuali arresti domiciliari) e privato dell'insegnamento e della facoltà di pubblicare altre opere, deve gettare nel fuoco oltre cento dei suoi numerosi libri.
Abbandona Bologna e si trasferisce a Roma: sopravvive con un piccolo vitalizio concessogli dalla clemenza di papa Gregario XIII.

La morte lo coglie il 20 settembre 1576, all'età di 74 anni: Gerolamo Cardano abbandona la scena esistenziale lasciandosi praticamente morire di fame. Quasi a voler confermare l'esattezza dell'oroscopo che si era prefigurato tempo addietro.

Si può essere d'accordo con la rivista "Civiltà Ambrosiana" quando, in ogni caso, parla di Gerolamo Cardano come una gloria europea per l'originalità delle sue intuizioni e delle realizzazioni scientifiche, per il rigore delle indagini in campo geologico (sulle conchiglie fossili), in campo balistico (sugli spostamenti dei corpi dei fluidi), in campo psicologico (sulla rieducazione dei non-vedenti e dei non-udenti).
D'altra parte fu puntualmente fedele ai suoi programmi, come aveva scritto: "io mi ero proposto uno scopo difficilissimo e cioè quello di comportarmi secondo i dettami della saggezza ". L'epitaffio, diciamo cosi', che la rivista di attualità, studi e documentazione sopraddetta ci ha consegnato recita: "Mente più goethiana che leonardesca, quindi più illuministica che rinascimentale, Gerolamo Cardano rimane certamente un anticipatore, nella teoria e nella pratica, di quella mirabile sintesi umana in virtù della quale si perpetua la superiore necessita' di affacciarsi a un sapere che, a mo' di sfera, aumenta i suoi contatti con l'ombra via via che si realizza crescendo ".

Elio Bertozzi


Considerazioni su Gerolamo Cardano e la sua epoca

E' impossibile in poche righe cogliere i tratti principali del carattere e del pensiero di uno dei personaggi più discussi, ma anche più emblematici del proprio periodo storico.
L'anno di nascita, il 1501, e la località di origine della Famiglia, Cardano al Campo (allora soltanto "Cardano") suscitano immediati paragoni tra il personaggio, il suo mondo, la sua mentalità e la nostra epoca, i nostri pensieri, la nostra cultura.
A dire del Nostro, il più grande avvenimento di cui fu testimone consisteva proprio nell'essere nato in un 'epoca del tutto nuova.
All'inizio del Cinquecento correvano anni difficili, ma affascinanti e di grandi trasformazioni. In Europa stavano definitivamente tramontando le Signorie a vantaggio degli Stati Nazionali. La recente scoperta dell'America stava sconvolgendo i tradizionali equilibri politici ed economici, aprendo prospettive impensabili, la diffusione della stampa rivoluzionava l'ambiente culturale, distruggendo i monopoli tradizionali del sapere.
Anche la guerra non era più la stessa: le anni da fuoco, sempre più potenti e precise, avevano incominciato a modificare le precedenti strategie, stavano anche facendo scomparire quel concetto cavalleresco di guerra che ancora in parte sopravvlveva.
Grandi erano le trasfonnazioni, come avviene oggi. Gli Stati nazionali sono entrati in una profonda crisi, da un lato di fronte all'esigenza di far parte di Entità più ampie, come la Comunità Europea, dall'altro di veder rinascere le realtà locali mortificate per troppo tempo.
La conquista dello spazio, pur tra enonni difficoltà, apre all'umanità enonni orizzonti; la rivoluzione informatica e la potenza dei mezzi di infonnazione di massa sta operando una trasfonnazione molto più rapida e profonda di quella operata dall'introduzione della stampa. Anche oggi, come allora, il modo di fare la guerra si sta trasformando, come purtroppo i recenti avvenimenti hanno confermato.
Come cinquecento anni fa l'umanità si trova oggi perplessa di fronte ad un 'evoluzione materiale alla quale però non corrisponde ancora un analogo progresso nelle coscienze.
Ecco, probabilmente, il grande dramma di Gerolamo Cardano, in parte troppo avanti rispetto alla gente del suo tempo, e quindi con questa in perenne contrasto, in parte ancora vincolato alle vecchie "letture" della realtà ed alle vecchie superstizioni.
Nei suoi più di cinquanta tra libri e scritti di varia natura, alcuni dei quali in più volumi, ritroviamo tutta l'avanguardia culturale di quel tempo, ritroviamo passi di grande lucidità, dimostrazioni matematiche ancora riportate nei manuali, applicazioni meccaniche ed ipotesi scientifiche di tutto rispetto.
Troviamo però anche trattati di magia, superstizioni, smargiassate, tipiche della mentalità dell'epoca, che ci fanno sorridere.
Era affascinato dall'arte divinatoria; nella sua "Autobiografia" scrisse: 'Non ci resta ormai che conquistare il cielo!'
Quando morì a Roma, povero e malato, nel 1576, dopo una vita densa di grandi soddisfazioni ma anche di grandi tribolazioni, forse presagiva che un giorno gli uomini avrebbero costruito macchine in grado di volare.
Chi credeva veramente al progresso scientifico lo pianse sinceramente, gli altri passarono sotto silenzio la scomparsa di un personaggio "scomodo".

Alberto P. Guenzani