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Le origini
Il primo documento che ne parla, sono gli atti della visita pastorale del Cardo Gabriele Sforza, nel 1455.
La chiama "cappella di S. Pietro".
Soltanto un secolo più tardi viene chiamata "chiesa" dal visitatore padre Leonetto Chiavone (1566).
Dice che ha una campana e che sorge vicino a un cimitero in disuso. Questo fa pensare che sia sorta come cappella cimiteriale.
Infatti negli scavi per il cunicolo del riscaldamento (1975), sono venute alla luce molte ossa umane, portate poi nella fossa comune del Cimitero.
Andato in disuso il cimitero, è stata costruita la Chiesa.
Era limitata alla parte alta dell'attuale fabbricato, orientata al contrario di adesso e si entrava da ovest. 
Ove ora sorge l'edicola dell' Ausiliatrice in via Porraneo, c'era, fino al 1979, un cancello ed una scala che saliva. Le alzate dei gradini erano in granito e le pedane erano pavimentate con sassi.
L'altare era presso l'attuale ingresso ed il campanile nella posizione di ora. Tra i due, una porta di servizio. 
 

S. Carlo Borromeo
La visitò nel 1570. La trovò in cattive condizioni: pavimento sconnesso, senza soffitto, tetto malandato, mura sbrecciate, finestre non protette...
Annota che era consacrata ma non veniva usata. L'altare era sotto soffitto a volta.
Nel 1574 (4 giugno) S. Carlo eresse la Confraternita dei Disciplini di San Pietro.
A loro concesse di usare la Chiesa con l'impegno di tenerla in ordine. Essi si riunivano ogni festa per l'ufficiatura.
Nella festa patronale, il 29 giugno, vi si celebrava la messa e si faceva la processione. La Confraternita continuerà fino al 1788, allorquando verrà sciolta.
Nel 1596 il visitatore Mons. Bossi, rileva che il tetto è stato sistemato e che sopra l'ingresso è stata realizzata in legno una balconata, con numerosi sedili sopra, per i confratelli che vi si riunivano per la preghiera.
La balconata faceva da portico all'ingresso.
La Chiesa di S. Pietro possiede anche una pertica di terra donata da Giovanni Battista Morosi.
Nel 1622, la visita del Card. Federico Borromeo annota che nell'interno sono stati fatti due sepolcri e che S. Pietro possiede una pertica e mezza di terra situata "in Caresino" cioé, nella zona dell'attuale Cuoricino.

1688: il raddoppio
Nel 1668 la Chiesa subisce un cambiamento radicale.
I Disciplini di S. Pietro decidono di costruire un coro o Oratorio in cui riunirsi per la preghiera. Essendoci spazio a ovest, spostano l'ingresso a est e l'altare a ovest, come è ora e allungano la Chiesa costruendo il coro.
Anche il presbiterio, la zona dell'altare, viene ingrandito e coperto con soffitto a volta.
Al visitatore Mons. Corradi, nel 1707 la costruzione appare terminata e composta da tre parti. La navata, il corpo più alto e più grande. Il presbiterio la parte centrale. L'Oratorio, più basso.
La relazione parla del dipinto con la Madonna, S. Apollonia e S. Francesco, collocato in una cornice a stucco, tra due colonne, della S.ma Trinità dipinto sulla volta, di una apertura a vetro sopra l'altare per collegare l'Oratorio alla Chiesa, di un pulpito e di acquasantiera.
Dell'Oratorio, dice che ha la copertura a volta, 4 finestre e 3 dipinti. Sulla parete di fondo, il Salvatore che consegna le chiavi a S. Pietro e su quella laterale nord S. Francesco d'Assisi e S. Giovanni Battista.
Descrive anche la divisa dei Disciplini.
Avevano un abito bianco o sacco con cordone ed una medaglia con l' effige della Madonna e di S. Pietro. Sono circa 110.
La Chiesa è eretta in benficio, avendo ora 16 pertiche di terra ed una casa in parte diroccata. I redditi però sono insufficienti per avere un sacerdote.
Il vicario che fa la visita nel 1716 parla delle due nicchie con le statue lignee di S. Pietro e di S. Paolo collocate a fianco della pala, sopra le due porte.

1741: il rinnovamento
Il 1741 è una data importante.
Sopra l'ingresso principale c'é una iscrizione in latino su cartagloria a stucco che dice: "Aedem hanc Apostolor(um) Principi sacram, vetustate collapsam, ejusdem S. Petri Sodalitas in ampliorem, melioremque forman restituit, Anno Salutis MDCCXLI".
In italiano si può tradurre così: "Questa costruzione, sacra al principe degli Apostoli, la Confraternita dello stesso S. Pietro restituì in forma più ampia e migliore nell'anno della Salvezza 1741".
L'ampliamento consiste nell'aver costruito la nuova sacrestia ed innalzata la torre campanaria.
La miglioria sta nella facciata nuova in stile barocco, nel piccolo pulpito con accesso dalla nuova sacrestia (apertura chiusa nel 1975) e, forse, nella volta della navata tra i due settori che coprivano la zona dell'altare prima e dopo il 1668, che nei documenti non appare quando sia stata fatta.
Poi la miglioria può essere anche in un restauro generale, nel tetto, nel pavimento, nei serramenti, nella decorazione e dei due dipinti sulla volta della navata: il trionfo della croce, sopra l'altare e la glorificazione di S. Pietro, opere attribuite al Sacerdote bustese Biagio Bellotti.
Sta di fatto che la visita del Card. Ferrari (1897) afferma che il 1741 resta la data della ricostruzione.
Il cambiamento viene registrato nella visita del Card. Pozzobonelli nel 1750.
Egli parla anche dei reliquiari: 4 busti di ottone argentato con le reliquie dei Santi Innocenzo, Marziale, Costanzo e Donato e 2 ovali in ottone argentato con le reliquie dei Santi Felicissimo e Fortunato.
Quanto a beni, la relazione parla di 18,5 pertiche di terra, 7 pertiche di brughiera, di offerte, di doni in natura (segale, grano e bozzoli di bachi da seta) e di 16 piante di fico.
Il 1786 è invece una data nera.
La Lombardia è sotto il dominio austriaco e in quell'anno l'Imperatore Giuseppe 2° sopprime molti enti ecclesiastici, ne incamera i beni ed i documenti; questi ultimi ora si trovano all'archivio di Stato a Milano.
La Confraternita dei Disciplini viene così soppressa.
Nell'archivio arcivescovile non ci sono più documenti fino alla visita del Card. Ferrari (1897).
Ci sono alcuni documenti nell'archivio parrocchiale da cui risultano le seguenti notizie.
Nel 1792 viene chiesto al Fondo di Religione un contributo per riparare il tetto di S. Pietro. Sono date 150 Lire. Al resto provvederanno i paesani.
Del 1802 è un elenco di suppellettili consegnato dalla Chiesa parrocchiale a S. Pietro.
Del 1803, S. Pietro viene occupato momentaneamente dal 1° Reggimento degli Usseri italiani come Ospedale per i militari "rognosi".
Nella monografia "La rivolta dei Rocchettini" - ed. 1962 -, Claudio Sironi parlando del tifo petecchiale a Gallarate agli inizi dell'800, inserisce una tavola con 4 vedute della Chiesa di S. Pietro.
Nell'atto di Battesimo (23 agosto 1808) del cardanese Gaetano Zocchi, divenuto poi missionario di Rho, è scritto che il Battesimo è avvenuto in S. Pietro perché la Chiesa parrocchiale era in rifacimento.
Nel 1842 il prevosto di Gallarate benedice le piccole campane.
Viene comunque usata ceme infermeria dei militari per tutto l'800.
A tale richiesta del Sindaco L. Zocchi nel 1893, il Parroco don Adriano Mazzucchelli rivendica la proprietà dell'Oratorio contro le pretese del Comune.
Fa da infermeria anche nel 1895.
Nel 1897 il Card. Ferrari, dopo la visita, nei decreti ordina: "13 - Il Rev.do sig. Parroco procuri di trovar modo, presso il sig. Sindaco, che la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo non venga adibita ad uso profano, specie per le truppe quivi stanziate nella stagione estiva".
Con il sorgere dell'aviazione e la relativa sperimentazione sul vicino campo della Caproni, nei primi decenni del '900, la Chiesa è stata anche camera ardente dei piloti caduti durante le prove ed i collaudi.

1899: l'asilo
Con la costruzione dell' Asilo a fianco della Chiesa e l'arrivo delle Suore di Don Bosco, nel 1899, S. Pietro assume una nuova e grandissima importanza, quella di Oratorio femminile per l'educazione religiosa e socio-culturale.
Nel 1920-21 si allarga dietro, con l'acquisto di un pezzo di terra.
Nel 1933 avvengono dei restauri eseguiti dalla ditta C. Sartorio.
Nel 1939 viene allargata la via Porraneo e viene rifatto il muro di sostegno.

Durante la guerra 1940-45, il governo avverte che saranno requisiti 6 q. di campane per usi bellici. Forse tutte e tre non pesano tanto. Fortunatamente non è avvenuto.
Nel 1948 il Card. Alfredo Ildefonso Schuster, in visita, decreta: "2 - Si provveda a sistemare l'antica Chiesa di S. Pietro".
In attuazione del decreto vengono spese 54.380 Lire.
Nel 1951, Leonardo Perrone, cardanese adottivo, restaura il quadro della Madonna. Spesa: 45.000 Lire.
Nel 1952 la ditta Sartorio fa altre riparazioni per 69.646 Lire.
Nei decreti seguenti alla visita pastorale del Cardo G. B. Montini avvenuta il l° Giugno 1963, si legge: "Le questioni dei beni economici (Chiesa di S. Pietro ed eventuale sua demolizione, questioni col Comune, estinzione dei debiti e nuove costruzioni per opere parrocchiali) saranno da promuoversi sollecitamente, con l'ausilio degli Uffici competenti della nostra Curia".
Il 21 Giugno successivo il Cardo Montini fu eletto Papa e prese il nome di Paolo VI.
Le condizioni interne dovevano essere pessime, per parlare di "eventuale demolizione".
È stata preferita la ristrutturazione in funzione dell'Oratorio femminile.
In quegli anni, l'Oratorio femminile, come già quello maschile, aveva un prete assitente: don Domenico Colombo.
Fu lui a chiedere all'Arch. Crespi Giuseppe, di Gallarate, un progetto. E lo ebbe nel 1968.
Prevedeva di trasformare l'Oratorio dei Disciplini in costruzione a due piani.
Al primo una sala di incontri e nella sacrestia uno studio-segreteria. Di sopra due aule più piccole.
Ma il progetto restò fermo. La Parrocchia era già impegnata nella costruzione dell' Auditorium e delle sale parrocchiali, in piazza Mazzini.
Intanto nel 1970, lo spazio ad ovest si è ridotto a tre metri per una permuta con la confinante famiglia Ferrazzi- Testa, in cambio dei mappali 762 e 763, in via Del Novai.
Nel 1971 S. Pietro è stato dotato di impianto parafulmine.
La ristrutturazione è maturata più tardi iniziando dal tetto. Nel dicembre 1974 venne rifatto con lastre di fibracemento (eternit), ricoperte di coppi.
Don Giulio Colombo, su commissione del Parroco Don Luigi Perego, eseguì una ricerca su S. Pietro, nell'Archivio Arcivescovile e la consegnò nel 1975 con un breve sunto dei documenti, corredato dai testi dattiloscritti e dalle fotocopie di quelli originali.

1975: la trasformazione
Nel 1975 su progetto e direzione dell'Arch. Sr. Stella Pirola iniziarono i lavori interni che dovevano consistere nel fare i servizi e l'impianto di riscaldamento nella ex Sacrestia, il pavimento nuovo e l'intonacatura delle pareti nella Chiesa e nel locale retrostante, divenuto ora luogo di ritrovo, con tavolini, giochi, banco di servizio.
Pian piano si è finito per demolire la volta del locale posteriore, sostituirla con una soletta ottenendone un'aula superiore, costruire esternamente una scala per accedervi, alzare il tetto della ex-Sacrestia all'altezza del tetto della scala, ottenendone un'altra aula.

La Chiesa, tolto l'altare di legno che all'occorrenza viene sostituito da un tavolo, è diventata una grande sala pluriuso.
Nuovi tutti i serramenti, l'impianto della luce che prima non c'era, e quello dell'acqua, del gas e del deflusso delle acque. Nuovo tutto l'arredamento.
Restaurate anche le statue di S. Pietro e di S. Paolo dalla Scuola d'Arte Cristiana Beato Angelico ed il dipinto centrale dal pittore Perrone.
Acquistata anche la striscia di terreno confinante con la Chiesa, da Adamo Riganti, così che vi si può girare attorno e aprire due frnestre nella sala superiore.
I lavori sono andati per le lunghe per ottenere le debite autorizzazioni; si è dovuto ricorrere tre volte alla Sovrintendenza delle Belle Arti; ogni volta cioé che, procedendo, ci si trovava di fronte a necessarie variazioni.

Il dover lavorare internamente ad una costruzione già finita ha influito decisamente sulla durata dei lavori interni.
L'inaugurazione è avvenuta nella festa di Maria Ausiliatrice, il 29 maggio 1977.
Da allora S. Pietro viene usato nei giorni feriali per il ritrovo e la catechesi, separando l'attività dell'Oratorio femminile da quella dell'Asilo. Nei giorni festivi, le due costruzioni si integrano in una sola realtà.

1979-80: area esterna e recinzione
Negli anni 1979-80 è stata sistemata l'area esterna: la recinzione e gli accessi.
È stato eliminato l'accesso da via Porraneo attraverso il quale, in passato, si entrava processionalmente per salire alla chiesetta, mediante la scala dai gradini pavimentati di sassi.
L'apertura è stata chiusa con una cappelletta in muratura sulla quale sono state applicate due crete, una verso via Porraneo raffigurante Maria Ausiliatrice e l'altra verso il cortile, con l'effige di S. Maria Goretti.
Per conservare l'aspetto di antichità, sono stati usati mattoni sabbiati.
Per alzare i pilastri con l'angolo smussato, sono stati smontati i pilastri dell'ingresso principale.
Questi sono stati rifatti con mattoni sabbiati e con una distanza maggiore. Dietro il muro della cappelletta, è stato fatto, sotto il livello della, strada un pozzo perdente, con vespaio di sassi risalente lungo la scarpata.
Essendo la cappellina più alta del precedente cancello, ha permesso di alzare anche il muro di cinta lungo via Porraneo e di ottenere, all'interno, un suggestivo cortile triangolare che, coprendo la scarpata piena di erbacce e di arbusti, permetterà di poter giocare.
Sono stati rifatti alcuni tratti di recinzione, fatiscenti e pericolanti come quello verso l'Asilo, lungo via Marconi e quello interno che separa il cortile dall' orto confinante.
Nuovo l'accesso principale, con un ampio scivolo al posto dei larghi gradini pavimentati di sassi ed una scala che, tra fioriere, salgono al piano antistante la chiesetta, pavimentato in porfido.
Nuovi i gradini in serizzo, per accedere ai cinque ingressi del fabbricato.
Nuovo il cancello in ferro e nuovo il parapetto che sormonta la recinzione lungo le vie Porraneo e Marconi.
Domenica 28 settembre 1980, nel nuovo cortile, il parroco don Luigi Perego ha benedetto le crete di Maria Ausiliatrice e di S. Maria Goretti opere di don Marco Melzi della Scuola Beato Angelico.
Tutti i lavori sono stati progettati e diretti da Suor Stella Pirola, architetto della stessa Scuola. I lavori di edilizia sono stati eseguiti dalla ditta Gemmo Natalino.
Dopo la sistemazione, la Chiesa di S. Pietro è stata rivalutata.
È apparsa nel biglietto augurale del Comune per il Natale nel 1979 e 1988, nella cartolina della IV Mostra fllatelica nel 1983 ed in altre stampe.
Dall' Amministrazione Comunale fu valorizzata con una riproduzione su foglio oro da donare agli ospiti, in particolari occasioni e concerti vocali e strumentali o di particolare circostanza.

1989: illuminazione della facciata
Si realizza l'illuminazione della facciata, in collaborazione con l'Associazione degli Alpini e con alcuni volontari.
Venerdì, 26 maggio 1989, nell'intervallo della serata dedicata ai canti popolari eseguiti dai Cori Penna Nera (Gallarate) e Brughiera (Casorate) il Sindaco Enzo Milani ha acceso il faro collegato alla pubblica illuminazione.
Anche di notte è così visibile non solo a chi vive nei pressi ma anche a tutti i viandanti che transitano per Cardano, percorrendo l'autostrada per l'aeroporto della Malpensa.
Per sistemare definitivamente la Chiesa di S. Pietro, restano la facciata in stile barocco, il campanile la cui cella campanaria è assai malconcia e tutti i muri perimetrali.
1995; il restauro esterno
La pratica burocratica per il restauro esterno dell'edificio è iniziata nel 1994.
Per la facciata e per il campanile è stato complesso non solo il lavoro ma anche l'ottenimento della autorizzazione.
Su consiglio del Sovrintendente Arch. Corrieri, si è iniziato dal tetto del campanile per il quale era più facile ottenerla.
Anche perché, dovendo montare il ponteggio, diveniva possibile rilevare lo stato alle diverse altezze sui quattro lati e decidere i modi di intervento. Il ponteggio è stato montato nel febbraio 1995.
Potendo osservare da vicino, le condizioni sono apparse pessime.
Molto probabilmente, dal suo innalzamento nel 1741, non ha avuto mai manutenzione.
Il progetto di restauro è risultato dal lavoro congiunto dell' Arch. Corrieri, del restauratore Peron e dell'Arch. Mons. Valerio Vigorelli della Scuola d'Arte Cristiana Beato Angelico.
L'Arch. Stella Pirola era deceduta.
È apparso che la torre, di impianto romanico, è stata alzata nel '700 mediante la costruzione della cella campanaria e conformata alla nuova facciata barocca.
Liberate dagli intonaci sono apparse le monofore, gli archetti pensili e le comici; elementi semplici nella costruzione ma ben eseguiti.
Sono apparse le coloratissime pietre alluvionali, senza problemi di sfaldatura.
Sono apparse lesionate le facciate est ed ovest da due estese crepe che avevano fratturato gli archivolti delle quattro monofore, già tamponate probabilmente durante l'innalzamento della torre.
Perciò è stata commissionata una perizia sulla staticità della torre all'ing. Carlo Ferrari da Passano, della fabbriceria del Duomo.
Dopo l'esito positivo, è stato deciso un ricupero storico-conservativo, per far convivere la parte più antica (torre romanica) con la parte settecentesca (facciata e cella campanaria).

 I tetti e le pareti
Nello stesso anno 1997 i lavori sono proseguiti sul lato prospiciente l'Asilo Porraneo per restaurare la parete, rifare la copertura del tetto su queste falde e sostituire canali e pluviali.
Ciò ha richiesto la sostituzione delle scossaline. Le nuove sono in rame come i canali ed i pluviali.
I coppi del tetto sono tutti agganciati l'uno all'altro, contro lo scivolamento da neve e da vibrazioni.
Da sotto il tetto sono state rimosse molte tonnellate di detriti, accumulati nel tempo, che gravavano sulla volta.
È stata anche applicata un'anta di rete all'apertura sottostante la gronda che permetteva ai piccioni di trasformare il sottotetto in una piccionaia grande e comoda.
Dopo tutti questi interventi, i lavori sono stati sospesi.

1999: ripresa del restauro
Dopo una sosta di due anni, durante l'estate, sono ripresi i lavori su due fronti.
Quello del muro di cinta, nel tratto che scende lungo via Marconi, assai pericolante verso la sede stradale. A tenerlo su fino ad ora era stata la copertura di calcestruzzo e la cancellata di ferro eseguita nel 1980, allor quando è stato rifatto il primo tratto del muro, quello che dall'ingresso sale lungo la stessa via.
Il secondo fronte è quello del restauro dell'ultima parte della parete nord che guarda l'Asilo e della parete posteriore.
Nel 2000 sono state restaurate anche le pareti prospicienti il cortile, rifatte le relative falde del tetto, sostituiti i canali ed i pluviali e rinforzato l'impianto per l'allontanamento dei volatili.

2000: la sconsacrazione
Con un decreto del Card. Arcivescovo Carlo Maria Martini, datato 5 Ottobre 2000, la Chiesa è stata ridotta ad uso profano.
Il decreto dice testualmente:
"Da molti anni la chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, sita in via Marconi n. 18 nella Parrocchia di S. Anastasio M. in Cardano al Campo (VA), non viene più utilizzata per il culto ed è adibita, con i fabbricati annessi, a oratorio femminile;
dal momento che nella suddetta Parrocchia esistono altri edifici di culto più che sufficienti per il servizio religioso della popolazione ivi residente;
visto il can. 1222 del Codice di diritto canonico;
sentiti gli interessati e gli aventi diritto
decretiamo
la Chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, sita in via Marconi n. 18 del Comune di Cardano al Campo (V A), viene ridotta a uso profano non indecoroso.
Diamo incarico al Reverendo Parroco della Parrocchia di S. Anastasio M. di Cardano al Campo (VA) di provvedere all'esecuzione del presente decreto curando in particolare che la futura destinazione dell'edificio sia rispettosa delle norme canoniche in materia. "

2001: la facciata
Nel mese di giugno è iniziato il restauro conservativo della facciata.
È stato l'ultimo atto ma anche il più impegnativo. Basta scorrere la lunga serie degli interventi necessari, proposta al Sovrintendente, ora Arch. Borrellini.

È stata stesa mediante l'osservazione dal vivo, dopo la costruzione del ponteggio di nove piani.
1. documentazione fotografica;
2. revisione del rilievo materico - strutturale - tecnologico;
3. pulitura generale preliminare, spolverando con pennelli morbidi e aspirando i depositi superficiali;
4. eliminazione della vegetazione e disinfestazione con prodotti biocidi;
5. primo consolidamento superficiale eseguito con prodotto a base di silicato di etile, applicato a spruzzo (il materiale da utilizzare verrà selezionato in una rosa di 20 prodotti a seguito di opportuni test);
6. pulitura di tutte le superfici con acqua deionizzata nebulizzata;
7. pulitura delle macchie nere mediante impacchi di Arbocel e bicarbonato di ammonio o prodotti specifici della Chimica Italiana Restauri (RP 104. Rp 108) sempre a seguito di test preliminari per definire tempi e metodi;
8. secondo consolidamento in profondità con l'utilizzo del materiale individuato in precedenza per il medesimo tipo di operazione;
9. stagionatura naturale di almeno 3 settimane;
10. ancoraggio degli intonaci al supporto murario, mediante iniezioni di prodotto a basso peso specifico (Phase, Leith 01-02-04);
11. stuccatura delle fessurazioni grandi e medie con calce idraulica naturale e aggreganti dello stesso tipo e granulometria di quelli che sostituiscono l'ultimo strato d'intonaco;
12. ricostruzione delle mancanze di intonaco sottolivello mediante calce idraulica (come Lafarge) e sabbia di granulometrie uguali a quelle originali. A tal proposito si consiglia di effettuare analisi scientifiche mirate all'individuazione di materiali e granulometrie degli intonaci, nonché dei suoi strati di applicazione;
13. riproposta dell'eventuale velatura con pitture ai silicati (Keim o Capparol), qualora nel corso dei vari test effettuati se ne individui la presenza;
14. protezione idrorepellente a base di Polisilossano o capolimeri fluorati;
15. pulitura dei pinnacoli in pietra di serizzo mediante microsabbiatura controllata con allumina;
16. pulitura manuale con azione meccanica (spazzole) delle parti decorative in ferro e riconversione della ruggine con materiale specifico.

Sostituzione delle tiare con copia identica.

Si è trattato di un lavoro da eseguire tutto a mano, con l'impiego di materiali costosi per assicurarne l'efficacia.
Il restauro è iniziato dall'alto, dove il deterioramento era più vistoso e complesso.
Anche questa volta l'inverno ha fatto sospendere i lavori ripresi poi nella primavera del 2002. All'inizio dell'estate il restauro è terminato.
Alla facciata è stata data la velatura con un colore originale individuato sugli intonaci più antichi.
Dal 1995 in poi, i lavori sono stati eseguiti dalla Ditta Claudio Luoni in collaborazione con le restauratrici della Ditta Massimo Peron.
Negli anni '90 parecchi studenti di architettura hanno visitato e fatto progetti di restauro.
Nell'anno accademico 1993/94 Barbara Rigolio, cardanese, con Valentina Bielli e Nicola Bocchio, per il corso di restauro architettonico del Politecnico di Milano, hanno presentato un voluminoso lavoro con documentazione storica, fotografica e numerose tavole.
Nell'anno 1995/96, Antonella Lombardo, gallaratese, ha fatto altrettanto.
Nel 2001 la dott.ssa Anna Elena Galli, cardanese, ha condotto uno studio nel quadro del progetto "Atlante del barocco" promosso dall'Istituto dell'Arte Lombarda (ISAL) in collaborazione con la Scuola di Specializzazione in Storia dell'Arte dell'Università Cattolica di Milano.

COSTO

Dal 1975 al 2002, il restauro di S. Pietro è costato 956.057.167 Lire, di cui, per la sola facciata, 259.271.176 Lire.
La spesa è stata sostenuta d'alla Parrocchia di S. Anastasio con le offerte spontanee dei suoi membri.

 

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