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Cardano che fu!

Poesia

Carissim letul; ma dui scusà
se mi ul dialet a devi usà,
ma, dopu tut, a l'è ul pusè spic
e lu parlean anca i nostar vic.
Da Sant'Anistos l'era ul feston
e gh'era invidà da tut i canton;
alla matina una gran campanoa
la sa spandea par tuta la valoa.
In sula stroa ghera una rèsa
da tuta la gent c'andava a mèsa,
sì, ma una mesa puntifical
cunt ul armonium e la cural,
serum tratà pusè che i sciur
in sul altar ghera un munsciur.
Fora da gesa, in tut i canton
ghera un udur da rost da capon.
A circa la una, tut l'era quiet,
seram a taula intent al banchet.
Chi mi vurevi ch'eran present
tuc qui bulchini da quale gent
cai vuscavan a di, senza pensà,
(e lur ga par da ves chisà):
"Sang e scigul, buseca da can,
ca l'è ul mangià da qui da Cardan".
Por bausciun, gheran pitanz
che violtar gavrì ne mò, ne andà innanz.
Lasemai parlà qui sciarlatan
ca in nanca in cas da sta a Cardan!
A la basura dul gran feston
ga duea ves la prucesion
e i cardanes da pura raza
sin raduna indula gran piaza.

Vérs a un quatrur ghera un bacan
cal sa sintea fin a Milan.
I fieu peu ai fean un gran burdel;
ghean in buca tromba o sunel
e in man gavevan anca un balon.
Quan ghe gnu fòra la prucesion
la nostra musica a la sunà
ma ul burdel a le aumentà.
Tuc sin lancià contra al cilostar
e ai vusean: 'Le ul me! le ul nostar!"
Centu frank, viva niol!
ma manca par muri val dò a viol.
A l'è dusent, demal a mi,
a l'è tresent, lasemal chi!
Quatarcent, cincent e mila
adrè tuc a fa la fila.
Mila da chi, domila da la
intant ula cifra la cuntinua a aumentà
Ul cilostar dopu una gran schiscioa
a l'è rivà in su la grandinoa
e al culmin del gran burdel
ul prezi le andai ai stel.
Dopu do ur da gran cuntesa
finalment sem entra in gesa
e chichinscì Curod e Munsciur
an ringrazio por nunc ul Signur.

Questa l'è insvelt la crunistoria
da quala giurnoa da gran baldoria,
se la va pios legela anca mo
e se da no, scusem un po.


Mara

Il nome

1) "La prima curiosità che sorge a chi vuol conoscere la storia di un paese è l'origine ed il significato del nome". Cosi scriveva monsignor Carlo Castiglioni, prefetto della Biblioteca Ambrosiana. Ed aggiungeva: "è una questione elegante, ma che rimane insolutà". Lasciamo perciò agli studiosi di toponomastica le puntigliose dissertazioni spesso contrastanti e limitiamoci a riportare qualche opinione.
2) Alcuni vedono in Cair-Scer una costruzione rupestre e portano ad esempio i paesi di Carate, Caronno, Cairate, Carnago, Cardano, Cerro, Cernusco, Carona ed altri. Secondo tale interpretazione sarebbero luoghi ove nel periodo celtico sorgevano dei villaggi.
3) Altra derivazione, dicono altri, potrebbe essere da Caer = castello, fortezza, luogo fortificato.
4) Altri ancora da Kar (pietra) vedono il significato di luogo sassoso.
5) Un'ulteriore interpretazione è quella che il nome del paese derivi dal nome personale Riccardo.
6) Oppure ancora si vuol far derivare dal cardo, pianta spinosa che cresce anche nelle brughiere. Questa ipotesi è messa in dubbio dall'Olivieri.
7) Da ultimo citiamo l'ipotesi più condivisa, e pensiamo basti, quella che fa derivare Cardano da cardo, ma non la citata pianta spinosa, ma il centro del campo militare romano che era indicato con lo stesso nome.

Non intendiamo dare altre interpretaZioni creando maggiori confusioni, restiamo del parere di monsignor Castiglioni.
Ed a proposito di confusioni aggiungiamo che qualcuna veniva creata anche dal fatto che il nome Cardano non fosse un solo paese a portarlo.
Il Consiglio comunale in carica deliberava per questo motivo il 29 dicembre 1863 di aggiungere al nome Cardano anche la denominazione "al Campo" per distinguerlo dagli altri Cardano. La deliberazione veniva confermata da Vittorio Emanuele II con regio decreto del 18 febbraio 1864 e da allora il nome del paese non ha potuto più essere confuso con altri. Infatti esiste Cardano, in provincia di Bolzano e Cardana di Besozzo, in provincia di Varese.
1) Carlo Castiglioni: "Memorie di Locate Varesino", Milano, 1956.
2) Michele Gramatica: "Archeologia e Linguistica", 5°, pago 2.
3) Michele Gramatica: "Il Varesotto e la sua evoluzione storica", 8°, p. 5.
4) Mario Turla: "Vita popolare".
5) Silvio Pieri: "Toponomastica della Valle dell'Arno", Roma, Lincei, p. 230.
6) Dante Olivieri: "Dizionario di Toponomastica Lombarda", Ceschina, Milano, 1961, p. 143.
7) E. Morosi: "Toponomastica di Cardano al Campo" in "Rassegna Gallaratese di Storia ed Arte" n. 1, 1955.

Primi documenti

1) Il primo documento noto, in cui si cita Cardano risale all'anno 850. Nel mese di luglio Scapitoaldo figlio del fu Warnerfrido del uogo di Semirago dona alla sorella Giselberga tutti i suoi beni posti a Semirago (Sumirago), Montunate (Montonate), Cardano e Buguzate (Buguggiate).

2) In un documento rogato a Gallarate dal notaio Erlembaldus il 10 febbraio 1055, Giovanni detto Amiw, prete che professa legge longobarda, figlio del fu Attone del luogo di Cardano, dona alla Chiesa di Santa Maria del Monte di Velate una porzione dei suoi beni posti nel luogo di Bregano.

3) Per una controversia insorta fra l'arcivescovo di Milano Filippo da Lampugnano ed il suo cimiliarca (custode del tesoro, amministratore) Milone, papa Innocenzo III mandò il vescovo di Vercelli, l'abate Girardo di Tiglieto ed il prete Uberto di Mantova perchè giudicassero ponendo termine alla questione. La sentenza venne pronunciata venerdi 16 giugno 1206 ed uno dei testimoni fu Ugone da Cardano.

4) Nella seconda metà del secolo XII diversi documenti riportano atti di Milone da Cardano, prima arciprete della Chiesa Maggiore, poi dal 21 ottobre 1170 vescovo di Torino e dal 1187 sino alla morte (16 agosto 1196) arcivescovo di Milano.
Milone compare nel 1154 per decidere di una lite insorta tra la Badessa di santa Radegonda (Colomba) ed i vicini di san Simpliciano che volevano eleggere il loro Cappellano. L'arcivescovo Oberto mandò il sacerdote Milone da Cardano, Ordinario della Metropolitana che sentenziò in favore della Badessa. Nel 1158 Milone sottoscrisse una permuta di beni fra i canonici decumani ed i lettori della metropolitana. Fu anche mediatore di pace tra il Barbarossa e la Lega Lombarda nel 1177.
Goffredo da Bussero, un sacerdote vissuto nel XIII secolo ci ha lasciato l'elenco delle chiese esistenti in quel periodo nella diocesi di Milano. "Gotofredo", canonico di Rovello, è nato il giorno 8 ottobre 1220. Le ultime sue notizie sono del mese di marzo 1289 e si pensa che sia morto attorno al 1290. I numeri fra le parentesi sono i riferimenti alle colonne nel libro che Magistretti e Monneret ricavarono da manoscritto (Liber Notitiae Sactorum Mediolani).
'Sanctus anastaxius habet ecclesiam illoco gardano'.
'Cardano, ecclesia sancte marie'.
'In plebe gallarate, loco cardano, ecclesia sancti quirici'.

5) In quel periodo esistevano dunque tre chiese: quella di sant' Anastasio, quella di Santa Maria e quella di san Quirico.
Goffredo da Bussero ci fa anche sapere che nella chiesa di Santa Maria vi era un altare dedicato a san Pietro:
'Gardano, altari sancti petri in ecclesia sancte marie'.

1) Giorgio Giulini: "Memorie spettanti alla storia, al governo ed alla descrizione della città e campagna di Milano nei secoli bassi", Milano, 1 a edizione, 1760-1765, volume I pagina 200.

2) Cesare Manaresi e Caterina Santoro: "Gli atti privati milanesi e comaschi del secolo XI", Milano, Archivio Storico Civico, 1965, volume III, documento n. 378, pagina 71. Originale in Archivio di Stato di Milano, Museo Diplomatico, n. 709 proveniente dal Monastero di Santa Maria del Monte sopra Varese.

3) Giorgio Giulini, opera citata, volume IlI, pagina 151.

4) Giorgio Giulini, opera citata, volume III, pagine 424-425. Autori Diversi: "Storia di Milano", Fondazione Treccani degli Alfieri, volume IV; pagina 107.

5) Goffredo da Bussero: "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" a cura di Marco Magistretti e Ugo Monneret, Milano, 1917, segnature già annotate nel testo.
Gualberto Vigotti: "La diocesi di Milano alla fine del secolo XIII - Chiese cittadine e pievi forensi nel "Liber Sanctorum" di Goffredo da Bussero", Roma, 1974, pagine 207 e 208.

L'organizzazione territoriale

L'organizzazione territoriale e le istituzioni che vi erano a capo fanno parte di un argomento che dovrà essere ancora approfondito.
A grandi linee si può dire che le circoscrizioni amminìstrative definite "territorium", "fines", "judiciaria", vennero costituite per evitare l'eccessivo accentramento di poteri nelle mani del conte di Milano, successore dell'antico Duca.
Tali circoscrizioni presero il nome di "comitati".
Milano se ne servì per la riscossione dei carichi fiscali e, tranne qualche raro caso di apertura ribellione (Comitato del Seprio), furono validi strumenti di potere.
A capo di tali circoscrizioni il conte poneva i suoi fidi.

La Pieve amministrativa o civile

Nel XIII secolo nel ducato di Milano vi erano 9 Comitati: Milano (l'unico urbano), Burgaria, Ossola, Stazzona, Martesana, Lecco, Bazana, Trivillio e Seprio. Il Comitato (chiamato anche contado quando a capo vi era un conte) a sua volta era diviso in gruppi di paesi (pagus) chiamati Pievi.
Queste a loro volta erano composte da "vicus", villaggi sparsi nella zona.
La Pieve era dunque una comunità rurale con funzioni amministrative accordatele dal comitato.
A complicare le cose vi era il fatto che anche ecclesiasticamente il territorio era diviso in Pievi (pieve ecclesiastica o religiosa) e non sempre avevano gli stessi confini di quelle amministrative o civili.

La Pieve religiosa o ecclesiastica

La Diocesi, per ragioni diverse da quelle per le quali nacquero i comitati nel ducato, allo scopo di operare anche nei più piccoli centri, istituirono le Pievi religiose.
Nel centro capo-pieve (il paese in cui la pieve aveva sede) vi era la chiesa plebana o battesimale.
Qui aveva una collegiata di canonici con a capo il preposto o prevosto. I canonici venivano inviati a svolgere la loro missione nelle varie cappelle disseminate sul territorio ed alla sera dovevano tornare nella canonica dove facevano vita comune.
Quelli che svolgevano le loro funzioni presso una sola cappella (spesso proprietà di famiglie facoltose che potevano stipendiarli) erano chiamati cappellani.
Quelli invece che avevano cura delle anime residenti in un dato villaggio erano chiamati "curati", cura era chiamata sia quella zona loro affidata che le anime che vi risiedevano.
Poi il Concilio di Trento stabilì l'obbligo di risiedere stabilmente ai "curati" nella loro "curà'.
San Carlo Borromeo in ottemperanza a queste norme soppresse diversi canonicati (ridusse anche i canonici che vivevano nelle collegiate) ed istituì molte parrocchie.
Le nuove chiese parrocchiali ebbero quei diritti che una volta erano solo delle chiese plebane, furono autorizzate ad avere il loro battistero (per tale preorgativa le plebane erano anche chiamate battesimali).
Con l'istituzione delle parrocchie la "cura " divenne "parrocchia" ed il "curato" divenne "parroco".

Feudi

Le lunghe e costose guerre che re ed imperatori intraprendevano prosciugavano le casse imperiali; il sistema per avere a disposizione altro denaro era quello di cedere ad altri il diritto di riscuotere le imposte facendosele però anticipare.
Il territorio sul quale veniva ceduto tale diritto era chiamato feudo ed i titolari del diritto feudatari.
Il feudatario perciò non era il possessore del territorio, ma ne era il daziere. Ed era un daziere esoso poichè sulle somme che aveva anticipato pretendeva altissimi interessi facendoseli pagare sotto forma di dazi e censi dalla popolazioe.
Le maggiori imposte erano la Personale, la Prediale, la Forense, la Mensuale. Poi vi erano le numerose regalie ed i dazi.
- Giampiero Buzzi: 'All'ombra di San Martino". Federico Motta Editore, Milano, 1979.

Feudatari

Cardano faceva parte del feudo di Gallarate che era composto dai seguenti paesi: Gallarate, Arnate, Bolladello, Cardano, Cassina Verghera, Cedrate, Ferno, Peveranza, Oggiona, Samarate, Santo Stefano, Solbiate Arno.
Anticamente era parte del Comitato del Seprio, poi passò al duca di Milano. Abbiamo notizia di alcune concessioni fatte per riscuotere imposte, senza però concedere il feudo. Bianca Maria Visconti, vedova di Francesco Sforza, il 13 febbraio 1467 concesse a Bon Galeazzo Castelnovati il diritto di riscuotere i dazi sul vino e sulla carne nel territorio di Cardano.
Questa concessione venne poi confermata anche da Giangaleazzo Maria Sforza (figlio d.i Bianca Maria) il 2 settembre 1480.
Il 7 settembre 1512 Luigi XII concesse a monsignor Alessandro Visconti benefici sul feudo di Gallarate, nel 1514 gli stessi diritti vengono concessi a Sagramoro e fratelli Visconti, con conferma in data 3 novembre 1515. Poi comincia la serie dei feudatari, eccola.

-1530, luglio 13 - Il feudo viene donato dal duca Francesco II Sforza al cardinal Marino Caracciolo (Governatore del ducato dal 1536 al 1538), assieme al titolo di conte. Al Caracciolo viene concesso il diritto di nominare un suo successore ed egli nomina il nipote Domizio (figlio di suo fratello Giambattista detto Ingrillo).

- 1564, luglio 17 - Diploma del re Filippo II interinato il 23 aprile 1566 per l'approvazione della permuta tra Domizio Caracciolo ed il genovese Giacomo Pallavicino Basadonna. Domizio Caracciolo cede il feudo di Gallarate in cambio di quello di Atripalda, a pochi chilometri da Avellino.

- 1573, marzo 23 - Apprensione del feudo per la morte del Pallavicino senza discendenti diretti.

- 1578, aprile Il - Diploma del re Filippo II interinato il 22 maggio per la concessione del feudo al conte Giacomo Annibale Altemps. L'istromento per il possesso venne rogato dal notaio Giovanni Ambrogio Birago il 27 maggio 1578. L'Altemps, conte di Hohenems, era il marito di Ortensia Bottomeo (sorella di Carlo Borromeo). Il feudo poi passò da Giacomo al figlio Gaspare, da questi al figlio Annibale e quindi ai due suoi eredi Francesco Guglielmo e Carlo Federico.

- 1656, settembre 4 - Istromento rogato da Francesco Mercantolo, notaio camerale, di approvazione magistrale del trapasso del feudo dai conti Carlo Federico e Francesco Guglielmo di Altemps nei marchesi Teobaldo e Galeazzo Visconti di Cislago, e successiva investitura. Erano uniti al feudo i dazi di pane, vino, carni, affittati per lire 4000 annue; il reddito del censo del sale di lire 1423 e soldi 10 annui ed il dazio dell'imbottato che rendeva ogni anno lire 416 e soldi 12. I fuochi erano 1095, l'istromento per il possesso venne rogato il15 ottobre 1656.

- 1678, maggio 2 - Diploma del re Carlo II per l'approvazione dela vendita suddetta.

- 1694, febbraio 1 - Diploma di Carlo II interinato il lO ottobre 1698 per la concessione del "Grandato di Spagna" al marchese Cesare Visconti. Il figlio di Cesare (Teobaldo) mori a soli 18 anni e non essendovi più eredi diretti il feudo alla morte di Cesare passò alla nipote Costanza che aveva sposato il conte Giuseppe Scipione Castelbarco.

- 1716, novembre 25 - Diploma dell'imperatore Carlo VI interinato il 3 settembre 1717 per il trapasso del feudo di Gallarate ed uniti al conte Carlo Francesco Castelbarco Visconti come successore del marchese Cesare Visconti.

1) La notizia viene riportata da Achille Macchi: "Memorie storiche su Cardano al Campo" in "Rassegna Gallaratese di storia ed arte" n.69, anno 1959, fascicolo 2.
L'autore scrive d'averla riportata da documenti esistenti presso l'Archivio Parrocchiale di Cardano e precisamente dalla Cartella riguardante il fedecommesso Castelnovati. Scrive Achille Macchi: "Il 13 febbraio 1497, Bon Galeazzo Castelnovti, nobile, aulico e Consigliere Ducale, riceveva il diritto di riscuotere per sè e figli, i proventi del dazio di Binasco ed il reddito degli imbottati e del vino, nonchè il dazio sul vino e sulla carne del territorio di Cardano pieve di Gallarate.
La donazione fatta "inter minos" (cosi risulta dalla carta) dalla duchessa Bianca Maria Visconti, fu confermata da Gian Galeazzo Maria Sforza Visconti il 2 settembre 1480".
Pensiamo che quel 1497 debba essere correto in 1467 poichè Bianca Maria resse il ducato prima dal 8 al 20 marzo 1466 e poi per il figlio sino al 1468. Quanto a quella forma "inter minos" dovrebbe essere letta "inter vivos" una formula ancora in uso anche attualmente in Friuli, molto vicina alla donazione, atto tra vivi che produce i suoi effetti in vita delle parti al contrario del testamento che ha valore dalla morte del testatore.
2) Enrico Casanova: "Dizionario Feudale delle province componenti l'antico stato di Milano all'epoca della cessazione del sistema feudale (1796)", II edizione, Biblioteca Ambrosiana, Milano, 1930.

Il Cinquecento

Su questo secolo vi sono diverse notizie di cronaca religiosa che riportiamo a titolo informativo essendo già state trattate in altre pubblicazioni.
Il 22 agosto 1501 il vescovo Matteo di Lodi consacra la chiesa di sant'Anastasio, come risulta dal Registro degli atti di morte n. 1 nell'archivio Parrocchiale di Cardano.
Tra le Visite Pastorali ricordiamo quella del gesuita Leonetto Clivone (o Chiavone) inviato da san Carlo Borromeo il 28 settembre 1566. Di questa visita vorremmo almeno trascrivere le dimensioni delle chiese cosi come furono trovate.
Sant'Anastasio era lunga 37 braccia (metri 22) e larga 16 (metri 9,52). Non aveva campanile ma vi erano due campane poste su pilastri.
La Chiesa di san Pietro era lunga braccia 25 e larga 10 (metri 14,87 x 5,95), aveva il suo campanile con sopra una campana.
La chiesa di santa Maria era lunga braccia 23 e larga Il (metri 13,68 x 6,54) e quella ormai scomparsa di san Quirico era lunga braccia 15 e larga 10 (metri 8,92 x 5,95).
San Carlo Borromeo giunse a Cardano il 22 giugno 1570 e qui pernottò. Di questo secolo vedremo invece la ripartizione del territorio in relazione al tipo di coltura con i dati del censimento del 1558, i possessori del terreno, i beni dei laici, quelli religiosi e quelli della comunità. Ci occuperemo anche dei cognomi esistenti in quel periodo.
In questo secolo nacque il più grosso personaggio di Cardano, Gerolamo Cardano appunto. Gerolamo è nato a Pavia il 24 settembre 1501, ma la sua famiglia è originaria di questo paese a cui diede (o da cui ricevette) il nome.
La sua nascita ha originato diversi dispiaceri a Gerolamo che si è visto respingere per ben tre volte l'iscrizione al Collegio dei medici di Milano, essendo considerato illegittimo. Suo padre, Fazio, giurista portato agli studi matematici, a 56 anni conobbe a Milano Chiara Micheri, vedova di 36 anni e se ne innamorò.
Chiara aveva già tre figli quando conobbe Fazio e rimasta incinta scoppiò lo scandalo. I suoi tre figli morirono di peste e Fazio regolarizzò alla fine la posizione, ma questo neo bollò il futuro di Gerolamo.
Non vogliamo qui raccontare la storia di Gerolamo Cardano, ma solo ricordare un particolare che gli fu di grande intralcio sino alla morte.
Ed anche perchè sia più chiaro il motivo per il quale nei possessori del territorio di Cardano mentre per la maggior parte degli altri possessori troviamo scritto il nome del padre, per Gerolamno troviamo "Domino Hieronimo Cardano detto de facio".
Fu medico, matematico, fisico, filosofo ed astrologo. Inventore del Giunto cardaniese.
Ebbe un'infanzia povera di affetti e nella vita non gli fu risparmiato nessun dolore.
Nel 1531 aveva sposato Lucia Bandareni di Saccolongo dalla quale ebbe tre figli: Giovanni Battista nel 1534, Chiara nel 1537 e Aldo nel 1543.
La moglie mori nel 1546. Nel 1560 provò il più grande dei dolori: 11 figlio Giovanni Battista (nato a Gallarate il 14 maggio 1534) fu condannato a morte per uxoricidio, e nel mese d'aprile nonostante la strenua difesa del padre fu decapitato.
Anche Aldo fu una grossa spina: nel 1566 lo derubò e lo diffamò tanto che Gerolamo dovette rivolgersi al tribunale.
Il 6 ottobre 1570 Gerolamo fu arrestato per ordine del tribunale dell'Inquisizione, si pensa per eresia in alcuni suoi scritti. Morì a Roma il 20 settembre 1576 ancora tormentato dalla morte di Giovanni Battista che sposata Brandona Seroni, donna di facili costumi, l'aveva avvelenata quando in un ennesimo litigio moglie e parenti gli gridarono che dei tre figli di Brandona nessuno era di Giambattista.

- Achille Macchi: "Memorie storiche su Cardano al Campo" in R. C.S.A. 1959.
- A.A. KK "Vizionario Biografico degli Italiani": Fondazione Treccani.

Il censimento del territorio nel 1558


Ripartizione del territorio in relazione al tipo di coltura

  pertiche tavole  
Aratorio 3803 12 27,80%
Avidato 1444 1 10,55%
Bosco 1380 7 10,09%
Bosco in monte 34 - 0,25%
Bosco in costa 10 - 0,07%
Brughiera 5797 21 42,38%
Brughiera boscata 803 12 5,87%
Chioso avidato 3 - 0,02%
Giardino 12 - 0,09%
Orto e sito 34 2 0,25%
Prato adacquato 16 - 0,12%
Pra sutto(asciutto) 96 14 0,71 %
Ronco 37 - 0,27%
Selva 9 - 0,06%
Gerbido 200 14 1,47%
Totale 13681 11 100,00



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I termini usati per indicare i tipi di coltura sono quasi tutti chiari e comprensibili.
"Gerbido", a volte chiamato anche "zerbo" o "zerbido" è un termine piemontese che indica i terreni più aridi.
L'unità di misura in cui sono espressi è la pertica milanese che si suddivide in 24 tavole.
La pertica milanese corrisponde a metri quadrati 654,5179.
L'estensione dell'intero territorio (pertiche 13681 e tavole Il) è pari a metri quadrati 8.954.760.
È anche possibile avere la distribuzione della proprietà tra i privati, la comunità (beni comunali) e gli enti ecclesiastici.

  pertiche tavole  
Beni posseduti dai privati 8448 19 61,75%
Beni ecclesiastici 2407 16 17,60%
Beni della comunità 2825 - 20,65%

 Privati possessori

I privati possessori erano 121 dei quali 95 residenti in Cardano. Gli altri risiedevano:
 14 a Gallarate
   6 a Milano
   2 alla Cassina Verghera
   1 a Cairate
   1 a Casorate
   1 a Castelnovate
   1 a Samarate
Fra i privati possessori troviamo un personaggio molto noto: "Domino Hieronimo Cardano detto de facio". Vi è anche un altro Gerolamo Cardano, "Domino Hieronimo Cardano del quondam messer Battistà'. Chi conosce la storia avventurosa e non sempre fortunata di Gerolamo Cardano non ha dubbi su quale dei due è quello famoso.
Quello che è sempre stato per tutta la sua vita un peso gravoso lo si ritrova anche dopo quasi 500 anni sui registri, quel "detto de facio" e non "del quondal Fazio" (del fu Fazio). Gerolamo Cardano aveva poche pertiche di terreno se si paragonano a quelle possedute dagli altri Cardani, lo si potrà vedere in una tabella più avanti. Del resto è risaputo che non era nel suo carattere amministrare bene quanto guadagnava.
Ecco comunque i suoi beni:

  pertiche tavole
Arrator 42 5
Avidà 18 12
Bosco 30 -
Brughera 100 17
Totale 190 34



Almeno il triplo erano i possedimenti del più povero dei Cardani, quel "pre Giovanni Jacopo da Cardano", cugino di Gerolamo, che lo aveva consigliato di abbandonare il paese di Sacco nel veneto e tornare a Gallarate dove poi rimase dal 1533 al 1534.
Fra i privati possessori è possibile avere una suddivisione per gruppi sociali e cioè le pertiche possedute dalla nobiltà e le altre.

  pertiche tavole  
Beni posseduti dalla nobiltà 4048 6 47,92%
Beni posseduti dagli altri privati 4400 13 52,08%
Totale 8448 19 100,00%



I possessori nobili (abbiamo ritenuto tali quelli che avevano annotato prima del nome "domino") erano 9:
- Domino retro Antonio Cardano,
- Domino Hieronimo Cardano del quondam messer Battista,
- Domino Hieronimo Cardano detto de facio,
- Domino Giobatta Hieronimo et fratelli Moneda,
- Domino Ottaviano et fratelli Pallaty,
- Domino Francesco Pallatio in galarà,
- Domino Gio retro .Perotto et fratelli,
- Domino Gio Jacomo Vismara in Milano,
- Domino Gio et fratelli Castelnovati in Milano.
E questi nove, sia pure con alcuni fratelli, possedevano circa il 48% del territorio di Cardano.

Beni ecclesiastici

  pertiche tavole
Chiesa de santo Anastasio 628 6
Cappella de santo Giovanni Battista
in santo Anastasio
616 18
Scola de santa Maria de Cardano 528 15
Chiesa de santo Quirico in Cardano 208 21
Chiesa de santo retro in Cardano 161 8
Chiesa de santa Catherina del Sasso 126 21
Chiesa de sant'Illario de Casorà 74 23
Chiesa de santa Maria de galarà 45 -
Chiesa de santo Nazaro de Arnà 17 -
Totale 2403 112


Beni della comunità (comunali)

La Comunità di Cardano possedeva 2825 pertiche di brughiera. Erano beni chevenivano messi a disposizione di tutti e che meritano un capitolo a parte perl'importanza che hanno avuto.


I maggiori possessori del territorio

Per terminare abbiamo raggruppato i possessori che portavano lo stessocognome e ne è uscito questo quadro.

  pertiche tavole
Castelnovati 2805 15
Cardani 2476 1
Moneta 354 14
Daverio 250 12
Aspesi 219 2
Rossi 212 7
Quaglia 186 7
Pedrotti 98 -
Lomeni 98 -
Carperi 86 -
Palazzi 61 12
Mari 60 -
Bernardi 55 -
Carabelli 52 18
Scarono 52 12
Puricelli 51 -
Belloni 48 -
Piantanida 43 -
Zorzi 36 16
Comolli 34 -
Borondelli 32 11
Bellora 29 12
Iametti 28 -
Farrè 27 12
Ferrazzi 26 12
Senaldi 25 12
Cattaneo 25 -
Vismara 24 -
Altri (tra cui Bellorini - Barbé - Cassani - Castiglioni -
Curioni - Galli - Gatti - Morosi - Sironi ecc.)
634 3
Totale 8448 117



Si potrebbero fare ulteriori tabelle, ma pensiamo che basti cosi. Diamo comunquein nota, per chi volesse approfondire maggiormente il problema la collocazione dei documenti.
Archivio Storico Civico di Milano - Biblioteca Trivulziana, Fondo Località Foresi,cartella n. 18.

I cognomi di Cardano

Fra i possessori del territorio di Cardano del 1558 troviamo 47 cognomi. Per la verità non tutti sono dei veri cognomi, alcuni sono nomignoli che poi col tempo diverranno cognomi. L'elenco che proponiamo viene dato nella forma attuale, ma indicheremo anche il modo in cui veniva scritto in quel tempo.
Alla metà del cinquecento sono pochi i cognomi usati, per i più vi è un nomignolo che può essere un patronimico o il luogo di provenienza. Successivamente, con l'istituzione dell'anagrafe parrocchiale voluta da san Carlo, tutti avranno un cognome originato da diversi fattori.
Ne indichiamo qualcuno:
- Patronimico = dal nome del padre; Giorgetti o Zorzi (figlio di Giorgio), Pedrotti (figlio di Pedro), Andreoletti (figlio di Andrea).
- Arti e mestieri = Sartori, Farré, Barbieri, Molinari, Marangoni, Avvocati, ecc.
- Caratteristiche topografiche = Laghi, Monti, Motta, Valli, Ponti, Ronchi, Prati, Riva, Fontana, Cassina, Cassinato, ecc.
- Attributi personali = Gobbi, Storti, Grassi, Magri, Rossi, Belli, ecc.
- Luogo di provenienza = Locati, Cassani, Daverio, Cardani, Milani, Gallarati, Reggiani, Modenesi, Milanesi, Lombardini, Veneziani, ecc.

A volte accadeva che chi possedeva già un cognome lo abbandonava per assumere quello derivante dal nomignolo. Questo non era certamente un vezzo, ma una necessità. Quando un cognome era troppo diffuso, anche a causa della tradizione che voleva si desse al primogenito il nome del nonno paterno ci si trovava con numerosissimi omonimi che rendevano difficile l'identificazione.
Si ricorreva in questi casi al nomignolo che in breve volgere di tempo diveniva nuovo cognome.
I più anziani ricorderanno la tradizione che abbiamo citato poichè era in uso sino a pochi lustri fa, si diceva che "si dava al neonato il nome del nonno per rinnovarlo".
Questa tradizione nasce da una antichissima credenza dei popoli germanici la quale assieme al nome sarebbero passate al neonato tutte le qualità del nonno. E la saggezza popolare senza lunghi discorsi usava quel verbo " rinnovare" che tanto bene esprime il concetto.


Diamo ora l'elenco dei 47 cognomi esistenti nel 1558 a Cardano:

AGNONI - (Ambrosio di agnoni detto marazzo), già vediamo in quel nomignolo un futuro cognome, Marazzi.
ASPESI - (de asperi), questo cognome potrebbe averne generati altri. Nel 1558 troviamo un "Alovis barber de asperi", un "Thomaso de asperi detto moroso", un "ambrosio de asperi del rossino", un "Ambrosio de asperi del belono" ed un "Vanotto del barber de asperi". I cognomi Belloni (de belono) e Morosi (del moroso) sono già presenti in quel periodo, nel secolo successivo troviamo i nuovi cognomi Barbieri, Rossini e Vanotti. È un cognome questo che è stato scritto in diversi modi: de asperi, de aspis, aspes, Aspesi.
BELLONI - (del belo no). Si veda anche quanto detto in Aspesi.
BELLORA - Nei secoli questo cognome non ha mutato grafia. Il fatto che nel '500 si scrivesse qualche volta "belora" non sta a significare che sia questa la forma originaria, era lo scrivano che lo scriveva come ne era capace o come gli sembrava giusto. Achille Macchi in "Memorie storiche su Cardano al Campo" riporta che in un documento del giorno Il giugno 1490 vi figura un "Johannes dictus bellora de asperis" e conclude che Bellora non è che un soprannome degli Aspesi.
BRUSCHETTI - (del bruschetto). Anche qui il fatto della lettera finale non deve trarre in inganno: una volta il cognome seguiva genere e forma del nome, Gerolamo Cardano, Marta Cardana, la famiglia dei Cardani. Questo sistema è tuttora usato in alcuni stati orientali.
BORONDELLI - (del borondello); Troviamo un "Antonio del borondello detto pedrante", alla fine del secolo successivo appare a Cardano il cognome Pedranti.
BELLORINI - (Gio Francesco detto il bellorino). A nostro avviso è un derivato del cognome Bellora.
CARPERI - CASTELNOVATI - CATTANEO - CARABELLI - CASSANI - CARDANI - CASTIGLIONI - CATTORITTI - sono sempre stati scritti in questo modo, se escludiamo il raddoppio della lettera t in Cattaneo.
COMOLLI - Nel '500 troviamo un "boso de camoli".
COLLI - Interpretiamo cosi un "Cristofaro detto il collo".
CURIONI - (Heredi di Alessandro Curione).
DAVERIO - DE BERNARDI - DE GREGORI - FARRÈ - sono altri cognomi che non hanno subito modifiche nella grafia.
FERRAZZI - Questo cognome nel '500 era scritto "ferazitti", ma alla fine del '600 lo troviamo già scritto nella forma attuale.
FORLINI - GALLI - GATTI - non hanno subito modifiche.
IAMETTI - È un cognome che ha subito molte modifiche. Nel 1558 è IAMETTI e nello stesso modo lo ritroviamo nel '600. In un documento del 1780 la forma primitiva si trasforma in IEMETTI, quattro anni dopo vediamo dall'elenco dei capifamiglia che quelli prima annotati IEMETTI sono tutti IAMETTI, a volte JAMETTI.
LOMENO e MARI sono cognomi che alla fine del '700 non troviamo più a Cardano (nei documenti che abbiamo consultato naturalmente), il secondo nel '500 era scritto MARRI ed anche MARRA.
MONETA - Nel '500 era scritto nella forma dialettale "monedà', ma già alla fine del '600 lo troviamo nella forma attuale.
MAGRETTI - Cosi abbiamo interpretato i diversi "del magrà' poichè successivamente al posto di questi troviamo il nuovo cognome Magretti. Si veda anche Puricelli.
MOROSI - (del moroso), per questo cognome si veda Aspesi.
PALAZZI - PATELLI - Il primo era scritto "Pallatio" ed il s,econdo Patello.
PEDROTTI - "Petro Quaglia detto pedrotto", non vi sono dubbi che il cognome di retro sia Quaglia, ma successivamente compare il nuovo cognome Pedrotti. In quel periodo vi erano molti Quaglia ed è possibile che sia conseguenza dei troppi omonimi il nuovo cognome.
PIANTANIDA - QUAGLIA - Cognomi che non hanno subito modifiche nella grafia anche se qualche volta in Quaglia manca la g. Per queste piccole differenze vale quanto detto su Bellora. Si veda Pedrotti.
ROSSI - RONCHI - SBARAINI - SCARONI - sono cognomi che sono sempre stati scritti nello stesso modo.
SIRONI - Con questo cognome nel '500 troviamo un "Lione Serone".
SENALDI - Nel '500 troviamo un "Petro sonaldo" ed un "Hieronimo cenaldi" che pensiamo possano entrambi corrispondere all'attuale Senaldi. Già alla fine del '600 il cognome è scritto nella forma attuale, solo nel registro dei possessori del catasto teresiano non vi sono Senaldi ma "Senato". Pensiamo ad un errore del trascrittore poichè negli anni subito successivi i "Senato" ridivengono Senaldi.
PURICELLI - Cognome interessante per quanto riguarda i cambiamenti subiti, ed eventuali derivazioni. Nel '500 infatti tra i numerosi "Purisello" troviamo un "Petro purisello detto il bosetto" ed un "Vincentio Purisello detto cassinato". Alla fine del '600 oltre ai "Purusello" (proprio con la u) troviamo due nuovi cognomi, Bosetti e Cassinati.
VISMARA - Cognome sempre stato scritto cosi.
ZOCCHI - È un altro cognome interessante per le derivazioni. Nel '500 tra gli altri troviamo: "prete andrea di zocchi di cassinati", "Cristofaro de zocchi detto giorgitti" e "francesco de zocchi detto checco". Alla fine del '600 tra i cognomi che appaiono la prima volta vi sono i Cassinati, i Giorgetti ed i Checchi. Comprendiamo che specialmente l'ultimo potrebbe essere un derivato dei numerosi Francesco e non ci azzardiamo a dare nulla per certo in questa materia, aggiungiamo però che l'unico Checco che vi era sull'elenco del '500 era Zocchi.
ZORZI - Cognome molto diffuso nel Veneto questo "del zorzo" che molto probabilmente significa "del Giorgio", lo abbiamo trovato nel '500 anche a Cardano.

Ai cognomi esistenti nel cinquecento aggiungiamo ora quelli trovati su un documento della fine del '600 alcuni dei quali sono già stati anticipati nelle considerazioni fatte. Per chiarezza specifichiamo che quando diciamo che li troviamo alla fine del '600 non sta a significare che siano giunti in quel periodo, ma nello spazio di un secolo e mezzo che intercorre tra il documento precedente e la fine del '600. Ecco ora i nuovi cognomi presenti alla fine del '600:

BARBIERI FASANO RONZI
BIGANZOLI GIORGETTI SARTORI
CASSINATI GATTONI STEVENETTI
CHIERICO PEDRATI VANOLI
CRESPI RIGOLIO VANOTTI



Dall'elenco dei capifamiglia del 1780 rileviamo ulteriori cognomi non compresi nelle due serie precedenti. Anche qui dobbiamo dire che i cognomi che stiamo per riportare compaiono a Cardano tra il 1700 ed il 1780.

AZIMONTI CONTINI ORLANDI
BARDELLI GALMARINI PASTA
BIELLI GALVALISI PODINO
BOSELLO INTROINI PORRINI
BOSSI LUONI RIVA
BRUNELLI MACCHI ROSSINI
CAPPELLETTI MAGNAGHI QUADRIO
CARLOTTI MANTEGAZZA SAPORITI
CARÙ MARTINELLI TOMASINI
CERUTI MAZZUCCHELLI PISTOLETTI
COLOMBO OLDRINI VARALLI



Pensiamo con queste quattro pagine di aver dato un cenno sui cognomi presenti a Cardano dal 1558 alla fine del settecento. Per quanto riguarda i secoli successivi l'anagrafe comunale e parrocchiale può dare ogni risposta.
Achivio Storico Civico del Comune di Milano, Località Foresi, cartella 18 da pagina 55 recto a pagina 66 verso. (Per i possessori del 1558).
Ibidem, cartella 19, volume 58 da pagina 75 recto a pagina 95 verso (per gli aggiornamenti sino al 1700).
Achivio di Stato di Varese, atti catastali teresiani, cattastrino dei possessori e Sommarione. (Per i possessori sino alla metà del '700).
Archivio di Stato di Milano, Fondo Censo, parte antica, cartella 761. (Per i capifamiglia del 1780
).

 

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